HORTOFLORA by SE.A.C.

ISCHIA

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Storie intorno ad alcune piante singolari
Un carciofo amaro!


(Hypericum perforatum ,fam.Clusiaceae , 26/26/ 7)

- Vi dico che stanotte  ha buttato anche gli occhi , tanto ha vomitato !  
- E’ vero, hanno dovuto chiamare il dottore che gli ha fatto anche ben due lavaggi di sangue !”
- Ora sta meglio, ma se l’è  vista proprio brutta!”
- Forse questo è un segno che deve cambiare vita :  se è una punizione ,  a ro’ vene vene , ce sta  propri(o) buone “ . Chillo è proprio nu fetente , e fotte sempe a tutte quante . Ma sta vota  è stat(e) isso a esse fettute!
Questi erano i commenti  che alcuni  vecchietti facevano sulla vicenda che aveva visto come protagonista un loro vicino di casa, tale Gennarino , che aveva fama  di buontempone più che di gran lavoratore . Ed era anche in odore di ruberie .
Ma la storia comincia già in autunno, appena dopo la vendemmia.  Luigi e Antonietta, marito e moglie con già quattro figli, tutti in tenera età , avevano da un anno preso in fitto un bel terreno a Ischia . Lui si era subito dato da fare  a infoltire il vigneto, a piantare giovani alberi da frutto e nespoli, a fare margotte di aranci e limoni, a scavare fossi per conigli  per incrementare la produzione di letame, e così via. Lei, che aveva un’ anziana zia che viveva a Procida, località Starza, aveva fatto incetta di  ‘nguigli di carciofo procidano e aveva convinto Luigi a fare una bella macchia  di carcioffole  , che si sarebbero vendute bene e con buon profitto, se coltivate come si deve e fatte venire per tempo con le cure adatte. Per questo aveva chiesto al marito dell’anziana zia, tale Totore , tutte le cose di cui avevano  bisogno quelle piante per dare una produzione bella, abbondante, ma soprattutto precoce. E Totore non si era certo fatto pregare per dare il meglio delle spiegazioni del caso. Accadeva quindi che Antonietta marcasse stretto il povero Luigi  dicendogli, di volta in volta : “ Adesso devi zapparle e concimarle, ma attento a non scipparle  con la zappa ! Zio Totore ha detto che è meglio legarle a mazzo  per le foglie in modo che  ci puoi girare meglio intorno con l’attrezzo. Poi le sleghi quando hai finito.  E ancora : adesso è il momento di togliere gli  sguigli , di metterci la medicina e la lumachina per le maruzze, più in  la dovremo scippare l’erba che ci crescerà intorno, e così via di seguito.  Fatto sta che, grazie alle piogge che si erano susseguite regolari  e non rovinose, ed alle cure amorevoli che i due avevano prestato alla macchia , le piante di carcioffole  erano cresciute bellissime come  mai prima di allora se n’erano viste nel circondario: le foglie erano di un verde cupo intenso , lunghissime e lucide di buona salute, talché un bambino di pochi  anni avrebbe potuto benissimo passarci sotto senza doversi chinare. Tutta la macchia era un tripudio di opulenza vegetale . Le piante sprizzavano salute e suscitavano una grande ammirazione  per il bel lavoro fatto da Luigi e Antonietta. Non mancavano ovviamente ne gli scettici , che imputavano a chissà quale diavoleria siffatto pletorico sviluppo vegetativo, ne gli invidiosi che speravano fino all’ultimo che qualche cosa andasse storto  e all’ultimo decimasse quella che per loro era una sofferenza indicibile.  E una piccola croce giunse puntuale: quando già si vedevano i segni premonitori dell’uscita delle prime mammarelle, zacchete! , ti arriva uno scirocco caldo e secco che ti dura per ben tre giorni. Le belle piante della macchia si ammosciano.   Luigi e Antonietta sono  angosciati ! Poi il miracolo:  il tempo gira e arriva una bella pioggia  che dura tutta una nottata e buona parte della mattina, non forte, ma costante e tranquilla.  Le piante, come un bambino piccolo  si riprende prestissimo  da una febbre improvvisa che gli impallidisce e scava il volto ,  ripresero  vieppiù vigore e non restò traccia  alcuna dell’offesa  procurata dalla temporanea, avversa vicenda climatica. Luigi ed Antonietta sono felici fin quasi alla commozione  e stanno con i loro occhi sempre puntati sulla macchia . E’ Luigi che però richiama la moglie per dirgli : “ Se stiamo sempre a guardarle va  a finire che queste benedette mammarelle non escono mai ! “    “ Io- gli risponde lesta la moglie- se non fosse che zio Totore  mi ha detto che non è una cosa buona da fare, andrei pianta per pianta a vedere se nel curinolo sta uscendo  la mammarella e se promette bene, un poco come si fa con le galline ancora non ingignate per vedere se stanno o meno per deporre il primo uovo”. Poi finalmente si incominciano ad intravedere i primi  carciofi che fanno timidamente capolino dalle foglie apicali. Bisogna però lasciargli il tempo di raggiungere la dimensione adeguata per poter essere raccolti. Antonietta ha dato la voce ai sui clienti , ed in carniere ha già un buon numero di prenotazioni. Ma c’è sempre qualcuno o qualcosa che  nel momento meno opportuno  ti rovina la festa !  E’ Luigi che di ritorno di prima mattina dalla sua ricognizione sul fondo, torna a casa con stampata in faccia una maschera fatta di dolore e di rabbia insieme. Antonietta, che conosce il suo uomo  più della madre che lo aveva partorito , ha un’abilità particolare nel decifrare gli stati d’animo del marito :  “ Che succiese ? – gli spara a bruciapelo , e senza aspettare risposta , di getto, come se avesse già certezza di quello che era successo  e , quindi, senza rimarcare l’interrogativo , aggiunse: Hanno rubato le prime mammarelle , dimmi , dove ?  , quante …. ? “     Luigi non sembrava sorpreso dall’atteggiamento di Antonietta e rispose con tono rassegnato :  “ Tre ! , è saltato dalla parracina del cavaliere e si è fatto quelle della seconda fila in fondo. Poi  è scappato dallo stesso punto da cui è venuto . Ho seguito le tracce dentro alla terra del cavaliere, ma…, niente da fare , è salito sulla parracina della catena di sopra , quella più alta , e chissà dove è sceso   ! “
Antonietta ascoltò a testa bassa , ma sul suo volto era comparsa una smorfia   sdegnosa , come di un animale ferito ma deciso a combattere fino all’ultimo per difendere la sua vita, la sua famiglia  il suo territorio.
“ Non dobbiamo dire niente a nessuno, Luì , e capite buon(e) ?  Dobbiamo far finta di niente, come se nulla fosse accaduto ! Se vogliamo beccare il ladro, o fargli passare il vizio di rubare, dobbiamo dare l’impressione che non ci siamo accorti di nulla !  Mi raccomando , fai le tue solite cose e non ti preoccupare…!“
Luigi si spaventava di quell’atteggiamento della moglie, come potesse fare qualche pazzia, commettere qualche imprudenza che poi poteva nuocere a lei ed a tutta la famiglia, ma nel contempo aveva anche molta fiducia in lei . Ed a lei si affidò in quel frangente, completamente.
Dopo meno di un ora  Antonietta stava  a casa di Liberina, una vecchina minuta e bassa , con una crocchia di capelli bianchi  tenuta ferma dietro la testa da  alcune forcine di osso.  Aveva fama di saper tagliare i vermi ai bambini, ma anche di aggiustare le ossa , di conoscere le proprietà e le virtù medicamentose delle erbe. Taluni dicevano anche che sapeva togliere il malocchio, di smontare le fatture come di farle, e altre cose spesse volte più frutto della fantasia della gente che altro.
“ Liberì , mi devi aiutare , devo fare qualcosa per non farmi più rubare i carciofi  !”
La vecchia ascoltò attentamente il racconto di Antonietta e con il  sorrisino che gli si dipartiva dalla boccuccia sdentata disegnando una corolla raggiata di minuscole ma profonde rughe , fino a giungere agli occhietti ancora straordinariamente vivaci ed espressivi , implicitamente approvava  il sentimento di rabbiosa rivalsa della  donna che gli sedeva di fronte. Poi, fattasi improvvisamente seria, disse :  “ Chi ha rubato, lo farà ancora stanotte . Non ruba per  vendere i carciofi, altrimenti li avrebbe tagliati a regola d’arte  con almeno due foglie e uno stelo di almeno dieci centimetri. Invece li ha tagliati da vero ladro, appena sotto  l’attacco sullo stelo .  Questo fetente di merda , ha rubato per il piacere di rubare e di mangiarsi a casa sua il frutto del suo misfatto.  Mangia lui e mangia pure la moglie , che cucina i carciofi . Però…,  è lui a mangiare quella più grossa e più bella . Se ne ha rubato tre, stai certa che lui ha mangiato quella più grande , mentre gli altri di famiglia quelle più piccole. Può darsi che la moglie non sappia che sono rubate, ma è poco probabile. Più probabile che lo sappia , o che addirittura sia complice di questi furti. Come può essere che non di ladro si tratta ma di ladra. In questo caso le parti si invertono. Ma tutto questo poco importa: chiunque sia riceverà la lezione che si merita e… smetterà di rubare , almeno per un poco di tempo!
“ E dimmi – proruppe impaziente Antonietta – cosa devo fare ?”
La vecchia non rispose , ma fece solo un cenno con la mano protesa in avanti, come per rassicurare la sua ospite. Poi si alzò e si avviò verso uno stipo a muro chiuso da una portella  di un nero dovuto più allo sporco accumulatosi negli anni che ad un vero colore datogli con una qualche vernice. Aprì una delle ante ed armeggiò con dei vasetti di terracotta che erano allineati sopra una delle mensole interne. Tornò poi indietro con un involtino di carta color oliva e, con piglio serissimo, si sedette nuovamente di fronte ad Antonietta:  “ Chest( a) è semmente    e   c(i)mmino – gli disse agitando il cartoccio a mezz’aria-  devi abbrustolirla come si fa con i chicchi di orzo o di caffè , ma nemmeno poi tanto. Dopo, li fai bollire in mezzo litro d’acqua per  un quarto d’ora . Quando il decotto si è freddato, vai nella macchia , vicino a dove stanotte hanno rubato, guarda come se guardasse il ladro ! , vedi la carcioffola più bella , ed a quella, solo a quella , versaci dentro due cucchiai di quel liquido.  Mi raccomando, quella pianta te la devi ricordare bene, facci un segno spezzando una foglia bassa a metà, perché se il ladro non la raccoglie, poi bisogna riconoscerla e distruggere la carcioffola avvelenata!”
A quella parola Antonietta trasalì : “  Ma niente niente questo cimmino lo fa morire il ladro ? – disse preoccupata .
“ Stà scem(a)… !”  - pronunciò divertita la vecchietta  agitando la mano a mezz’aria  come  a voler sdrammatizzare immediatamente la situazione e portarla così alle sue  corrette dimensioni .
“  A morire non muore di certo, ma a soffrire un pochino è più che certo , vomiterà a più non posso , e poi quando gli sarà passato , si sentirà stanco e dormirà per almeno  cinque ore di seguito… “
“ E se ha qualche malattia ? “ – insistette ancora preoccupata Antonietta .
“ Se questo ruba , e ruba di scaltrezza  e si diverte a farlo, come se fosse una burla, stanne certa , non è per niente malato ! Sicuramente è  più in salute di te e di me messe assieme. Non preoccuparti  !  “ Ribadì ora senza possibilità di replica la vecchina.  “ del resto – continuò- sei libera di fare altrimenti , io non so darti altro consiglio !“
E fu così che, non senza un senso di cupa preoccupazione ,  Antonietta mise in pratica il disegno che per lei aveva ideato Liberina. All’imbrunire il decotto era pronto e già tiepido. Si avviò da sola  con una bottiglina piena del liquido rossastro ed un cucchiaio infilati nell’ampia tasca del suo crembiale.  Intravide subito la mammarella più bella nel tratto di filare adiacente quello ove era avvenuto il furto. Vicino ve n’erano altre tre sempre belle, ma più piccole e meno vistose. Si avvicinò alla pianta, accarezzò la carcioffola , come a volersi far perdonare quel sacrilegio, estrasse il cucchiaio, lo colmò del decotto e lentamente ne versò il contenuto nelle brattee ancora tenerissime. Colmò il secondo cucchiaio, ma esitò  e alla fine decise di riversarne il contenuto nella bottiglina. Aveva stimato che uno bastasse , facendo così prevalere il suo istinto alla prudenza, seppure in un gesto estremo come quello che aveva appena  compiuto. Spezzò in ultimo una foglia della pianta avvelenata.  Poi tornò indietro facendo attenzione a non farsi scorgere da alcuno, guadagnando l’uscio di casa. Luigi  l’aspettava in ansia. Approvava la cosa ma non riusciva  a mascherare la sua preoccupazione. Antonietta quella notte non riuscì a dormire. Alle sette e mezzo , già alzata da più di un’ora , insistette perché Luigi andasse subito  alla macchia per vedere cosa fosse accaduto. Anche l’uomo voleva affrettare i tempi. Difatti andò e tornò in meno di quindici minuti :
 “ Hanno rubato , hanno rubato di nuovo, disse da lontano , quattro … , le quattro che hai detto tu ! “
“ Sei sicuro che hanno rubato anche quella con la foglia spezzata sotto ?” – Aggiunse ancora incredula Antonietta .
“ Sine, sine , chella  pe mme  l’hann(o) fatt(e) pe’ primm(a)”- si affrettò ad aggiungere perentorio Luigi.
Poi la donna  si accostò al marito  e lentamente , guardandolo fisso negli occhi e segnandosi con la croce  disse :  “ Maronn(a) mia , aiutece tu ! , fa ca chistu mariuol(o) nu  mora … ! “ Ed in silenzio , entrambi recitarono alcune preghiere  con quell’intenzione, di fare comunque salva la vita del ladro.
E così fu !  Gennarino ebbe le sue  coliche , belle toste,  e poi dormì per ben sei ore di seguito . Al risveglio aveva la bocca amarissima ed una forte nausea uniti ad un senso di profonda spossatezza .  Ma il tutto svanì nel giro di due giorni.
Alla sua prima uscita, ancora convalescente passò vicino alla macchia . C’erano Luigi e Antonietta che raccoglievano  i carciofi . Lo videro e lo chiamarono : “ Gennarì, comme staie ?   Vuoi un poco  di carciofi, te li fai lessi , con prezzemolo e  foglia di aglio , questi fanno bene al fegato , certamente ti gioveranno ! “
“ No, no…, per carità ! , niente carciofi , mi sono indigesti, da sempre i carciofi mi sono stati indigesti …, grazie, grazie lo stesso  …, arrivederci …  ! ”
“ Per San Giovanni, disse Liberina , u cimmin(o)  , sarà tutto fiorito , e ti mostrerò le piante , così imparerai a riconoscerle e all’occorrenza  ne raccoglierai i semi  per conservarli . Non si può mai sapere , potrebbero servire ancora ! “
Ma Antonietta pensava ad altro , aveva già parlato con Luigi , voleva preparare un’altra macchia di carcioffole , perché una non bastava  più .  E gli altri  agricoltori vicini ?  Incominciavano anch’essi ad imparare l’arte , ma ci voleva tempo ,  pazienza  e molto lavoro . Tutte cose  che non mancavano  a nessuno di loro.  Tranne i soldi , diceva qualcuno più smaliziato!  
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SCHEDA FITOTERAPICA  
Iperico ( Hypericum perforatum , fam. Clusiacee  ( sin. Hypericacee) .

L’iperico è senza dubbio la pianta medicinale  più studiata e più utilizzata  per le sue ormai riconosciute proprietà farmacologiche, legate soprattutto all’ipericina, all’iperforina e ad un gruppo ben identificato di flavonoidi ed altre sostanze ad effetto complementare.  La pianta è quindi  un vero  e proprio laboratorio di sintesi  di sostanze attive.  Per le preparazioni fitoterapiche immesse in commercio  l’industria utilizza soprattutto, se non esclusivamente, le foglie e le sommità fiorite. In Italia l’iperico trova applicazione , esclusivamente sotto prescrizione e  controllo medico , nel trattamento degli stati depressivi di lieve entità. In Germania sembra  che l’uso dei preparati  fitoterapici a base  di iperico nella cura della depressione di lieve e/o moderata gravità,   sia preponderante rispetto ai medicinali di sintesi. Altro uso è quello del trattamento esterno di bruciature , ferite ed ulcerazioni della pelle, per le quali si usa un preparato specifico denominato oleolito di iperico.
Numerose le controindicazioni e gli effetti collaterali legati all’impiego dell’iperico, per cui se ne sconsiglia vivamente l’uso fai da te e soprattutto l’uso per applicazioni improprie. Raccomandato è invece il corretto approccio  con il ricorso ai consigli dei fitoterapeuti  professionali   ed al diretto controllo  del medico di base.

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