HORTOFLORA by SE.A.C.

ISCHIA

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Storie intorno ad alcune piante singolari



Smyrnium olusatrum , fam Apiaceae ( 51, 53,3)

“Voialtri  vivete in un paradiso, dove crescono tante piante, buone anche da  mangiare , e non lo sapete ! “ Così un giorno  un turista romano , habitué di Ischia, si rivolse  quasi indignato  a  Filippo, il suo amico cuoco  con cui sempre si incontrava quando veniva ad Ischia.  “E tu sei anche del mestiere , diamine , dovresti conoscerle tutte, queste erbe qui  ! “  E così dicendo gli mostrò un canestrello , suo abituale compagno nelle  scorribande che era solito fare soprattutto sui due versanti dell’Epomeo, quello foriano e quello di Serrara Fontana.     Dentro , sistemati accuratamente, c’erano diversi mazzettini di erbette tenere  pronte ad essere impiegate per insalatine o per altri usi di cucina.   Filippo era ormai fatto a quelle sanguigne rimostranze di  Nazareno, e la metteva al sorriso  bonario:    “Cosa hai trovato questa volta?  fammi vedere ché voglio imparare!”  – Gli dava in tal modo quel tanto di soddisfazione che bastava a rabbonirlo all’istante .    Si avvicinò quindi al cesto dell’amico ed incominciò ad ispezionare , rimuovendoli con delicatezza, i vari mazzettini e dicendo via via :  “Questa la conosco è la ruchetta selvatica, questa pure, quello è il finocchietto , questa qui è l’erba lepre  …. e questa cos’è?  Mi sembra di riconoscerla  ma non ho idea di cosa sia ! “ – aggiunse poi stupefatto mentre rigirava tra le due dita di una mano  un mazzetto più voluminoso degli altri e composto da teneri germogli con foglie ternato- composte , di un bel verde lucido brillante .   “ Noi a Roma la conosciamo come il sedano degli antichi , ma si conosce pure come  corinoli, smirnio , macerone e altri nomi  popolari.  Gli antichi romani la usavano molto sia come condimento che come verdura da mangiare cruda nelle insalatine  o cotta in varie pietanze.  Poi, con il passare dei secoli,  è stata sostituita dal sedano , e oggi è una pianta selvatica  che in pochi conoscono e  apprezzano. Io con le foglie tenere come queste , ma anche con le coste e gli steli, ci tiro fuori delle frittatine che poi vedrai … ! “Filippo non era convinto , e prese ad annusare guardingo una foglia della pianta . Poi , esultante , rivolto all’amico   disse di averla riconosciuta, la pianta , che cresceva abbondante a poca distanza da casa sua , in un folto , ombroso e umido boschetto di querce , ad Ischia.   “ E se chiama macerone proprio perché cresce nei posti come quelli che dici tu , umidi e ombrosi, dall’autunno alla  primavera  “ - disse quasi annoiato il romano. “ Poi via via cresce con alti fusti vuoti e fiorisce abbondante  con ombrelle composte che portano fiori bianco – verdastri. Con il caldo secca. Prima però  produce dei frutti  ( acheni schizoidi ) prima verdi e poi neri che  a maturità   avanzata  si separano in due parti ognuna delle quali reca un seme nerastro “.    “ Si … è vero -  aggiunse entusiasta Filippo – la pianta si secca, e se la sfiori i semi neri vibrano come una sonagliera . Ma qualcuno dice che è una pianta velenosa , che nemmeno gli animali selvatici toccano per questo motivo …  “   “ E sono degli ignorantoni ! -  proruppe incavolato il romano – Ecco ora ti mostro quanto è velenosa  ! “    Detto fatto , prelevò un germoglio dal mazzetto e diede a mangiarselo di gusto , poi afferrò una  borraccetta di vino che portava sempre con sé nelle sue escursioni erboristiche e tracannò un buon sorso, accompagnandolo con un   ahhh…  di massima soddisfazione. Filippo era ormai convinto . Ma a sera  mi chiamò chiedendomi informazioni su quella  “ nuova pianta “che Nazareno  gli aveva fatto conoscere . Gli confermai  tutto quanto e aggiunsi:  “Si chiama  Smirnium olusatrum    che letteralmente significa  “ pianta nera  (olus  atrum),  che odora di mirra (Smirnium)“. Infatti il nero è quello dei frutti a maturità, quando la pianta è ormai secca; l’odore di mirra  è quello che emanano i semi in via di maturazione se annusati  o impiegati come condimento. Appartiene alla famiglia Apiaceae, la stessa di prezzemolo, sedano, finocchio, ecc..  Gli antichi romani la chiamavano anche Prezzemolo alessandrino  per il suo sapore fortemente aromatico. In alcune regioni italiane è ancora abbastanza  usata, ma raramente coltivata,  perché gli amatori la raccolgono direttamente in natura.  
Quella sera fui invitato a cena da Filippo: insieme a Nazareno aveva preparato le frittelline di corinoli . Portai un boccione di  bianco   da undici gradi dello Schiappone che tanto sapevo piacere ad entrambi. Mentre mangiavamo, osservavo Filippo: ostentava sicurezza, ma non riusciva a nascondere al mio sguardo attento alcuni segni impercettibili  di inquietudine disegnati sul suo viso .
L’indomani mattina lo chiamai presto  :  “Tutto bene, dormito stanotte , sei ancora vivo?  “     Mi rispose in maniera implicita :  “Ho pensato di inserire nelle mie specialità alcune ricette a base di corinoli che mi ha suggerito Nazareno. “
“Amen … !  “  -  scandii con voce rauca , e riattaccai senza salutarlo.  


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