HORTOFLORA by SE.A.C.

ISCHIA

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Storie intorno ad alcune piante singolari




La pianta che non ti aspetti:  coccolata come una figlia  , vittima dei piromani .      
( Salsola kali L. , fam. Chenopodiaceae , 19,20,5)

Gennaro ha ereditato un terreno incolto tra Chiummano e la Scarrupata  di Barano, proprio al limite   del costone che poi  con sorprendente salto di quota  scoscende verso il mare. Posto bellissimo, panorama stupendo  sul mare aperto  fino alla visione di Capri, che appare vicinissima specialmente nelle giornate  libere da foschie.  Il nostro si arma di forbici, roncola , rastrello e forcone e inizia le operazioni di pulizia. Presto si rende conto che per velocizzare le operazioni occorre un decespugliatore , e provvede.  Inizia dall’interno e man mano si avvicina al limite esterno, laddove non è consigliabile avvicinarsi troppo. Mi chiama dal posto  col telefonino :  “ Franco , ho trovato  proprio sul ciglio della montagna una pianta che non ho mai visto , bella,  dal fogliame verde chiaro, quasi grigio  . A prima vista sembra quasi una conifera, ma penso di sbagliarmi . Però le foglie sono quasi come delle squame . Ha anche tanti fiori ,piccoli , giallastri, e sotto il loro peso la pianta è lì che pende tutta   verso terra .  Sai dirmi che pianta è ? “  Gli rispondo che è difficile stabilirlo per telefono. Intanto  chiedo se intorno  ve ne sono altre.  “ No – mi risponde -  solo lei , ma è bella grande e tutta circondata da cannuccelle , palieri e due ginestre che prima la nascondevano alla vista .  Nel pomeriggio, al colmo della curiosità sono sul posto. Gennaro mi porta direttamente al cospetto della pianta .   Giuro che è una bella emozione vedere per la prima volta una pianta che non si conosce, specialmente se il suo aspetto è affascinante e ti piglia subito ! Raccolgo un rametto, tagliandolo con le mie mini forbici da escursionista. Anche questa volta ho bisogno della conferma del mio amico botanico. I fiori sono complessi ed il loro esame anatomico più difficile del previsto. E’ una Salsola  (fam. Chenopodiacaee ) ?  Sì, mi viene confermato , ci hai preso questa volta , è proprio una Salsola , e per la precisione è Salsola Kali . Indico il luogo del rinvenimento ed il mio amico botanico mi conferma che la sua presenza nella zona è già conosciuta, ma non così in alto , bensì più a ridosso della linea di costa. Il fatto comunque non è eccezionale. Lo è invece la presenza di un unico esemplare che per le sue dimensioni deve essere anche piuttosto carico di anni .  “ Guarda bene – mi dice- che nelle vicinanze  ve ne debbono essere altre, magari più piccole e poco appariscenti , nate dai semi di quella pianta  !”  Ritorno sul posto ed effettivamente rinvengo altre cinque piantine piccole , tutte però abbarbicate al costone tufaceo . Magari più in basso ve ne sono altre che non si vedono, concludo .
Gennaro intanto non sta nei panni : ha girato in lungo ed in largo tutta le zone adiacenti ,non trovando altri esemplari. E’ entusiasta, si ritiene un fortunato. Mi chiede, in un crescendo emozionale, cosa può fare per conservare al meglio la pianta. Niente, gli dico, limitati a tenergli pulito intorno, tagliando a mano le cannuccelle e niente altro. E’ stata qui tanti anni tranquilla , lo sarà ancora per tanto tempo per la tua felicità.  Mi chiama  dopo circa una settimana : “ Sai, ho scoperto cosa significa Salsola ,  vuol dire  pianta salata  , perché vive  vicino al mare , dove abbonda il sale”.  Ed io  :  “e kali?”   “ Boh! “    mi risponde lui quasi avvilito.  “Per distinguerla dalla sua congenere Salsola soda  gli suggerisco . Sono,le nostre, piante che hanno la capacità di vivere nei suoli alcalini e accumulano  sale nei loro tessuti: la nostra con una preponderanza di potassio  ( Kalium = potassio ), la seconda con una prevalenza di sodio (Natrium = sodio).”
Questa bella storia dura per circa quattro anni. Gennaro tiene discretamente d’occhio la sua Salsola , ma ne va orgoglioso. Ha girato  l’isola sulle  sue coste  , ove possibile, ritrovandone altre in pochi altri posti, ma mai belle come la sua. Poi un triste giorno mi chiama e quasi in lacrime mi annuncia : “ Sai, Franco, l’incendio di ieri l’altro, quello che è iniziato dal costone di Chiummano , è giunto fino al mio terreno ! Ieri sono stato sul posto , è uno sfacelo , tutto bruciato ed i miei olivi ridotti a scheletri . Purtroppo anche la mia Salsola è stata uccisa: ne è rimasto il solo tronchetto e una cima  con poche foglie abbrustolite. Lo rincuoro dicendogli  che non è la fine del mondo , ma è difficile  consolarlo, e inveisce contro i piromani .  Gli chiedo se anche le altre giovani piantine hanno subito la stessa sorte. Solo una, quella più lontana e attaccata al costone  è stata risparmiata – mi conferma .   “Vedrai che con il tempo anche quella si farà bella e sostituirà quella morta“, mi provo a consolarlo.
Passa poco più di un mese , mi richiama : “ Franco , un miracolo !  La mia Salsola che credevo del tutto morta , sai – mi annuncia con  parole rotte dall’emozione – ha buttato  tre piccoli  germogli  dalla base del tronco . Che dici, riuscirà a riprendersi ?“      Gli dico che è possibile, ma non sicuro , e che la si poteva  aiutare dandogli di tanto in tanto un poco di acqua .  Poi ha continuato a chiamarmi  regolarmente ,a giorni alterni , comunicandomi un bollettino medico sempre più favorevole. La prognosi per la Salsola di Gennaro  era definitivamente sciolta!    


La pianta della seta  è sfuggita ai botanici  !
(Araujia sericofera, fam Asclepiadaceae , 0,0,0)

Il titolo potrebbe far pensare al gelso bianco ( Morus alba L.) , perché  la seta a produrla non è una pianta, quanto piuttosto un insetto , la larva del baco da seta (Bombix mori ) che a sua volta si nutre voracemente delle foglie del gelso bianco. No, non è il gelso la nostra pianta !, ma una pianta volubile ( che si avvolge col fusto intorno a sostegni vivi e/o morti,  un poco come fanno i fagioli)  giunta  ad Ischia almeno cinquanta anni addietro , da un posto imprecisato , ma sicuramente dall’America latina , di cui è originaria,  e conosciuta normalmente come Kapò o Kapok , o anche come pianta della seta , o pianta crudele, mi dicono alcuni senza però darmi spiegazione di questo appellativo. A proposito di pianta della seta, aggiungerei  io , che la nostra dà una fibra che  è un succedaneo molto, molto modesto del preziosissimo filato !
Ne ho sentito parlare qualche tempo fa da un gruppo di anziane donne, che discorrevano tra loro mentre attendevano a lavori di maglia, cucito ed uncinetto. Ad un tratto la discussione è scivolata verso le piante tessili che si coltivavano anche ad Ischia e Procida  fino agli anni Cinquanta , quindi il lino, il cotone , la ginestra,  la canapa ( ma questa non da noi ) . Poi nella discussione è uscito fuori questo “ Kapok” che pure alcune di loro conoscevano  e sono emerse notizie come le seguenti :   “ E’ una pianta che alcuni coltivavano  e che faceva dei frutti verdi che quando si aprivano insieme ai semi portavano dei ciuffi di peli bianchi  che si usavano, una volta seccati e cardati, per riempire i cuscini.”  “ Sì, ma non era buona per filarla , perché i fili erano troppo corti ! “ E così via.
Mi sono ricordato di averla vista ,questa pianta, in alcuni giardini e orti di Ischia , addossata a reti di recinzione o insieme ad altre piante ornamentali, come gelsomini , bouganvillee, ecc. ma non mi ero mai preoccupato di conoscerne il nome botanico. La conoscevo semplicemente come “Kapò “ e avevo già notizie del suo possibile impiego tessile. Ho approfondito la conoscenza giungendo al suo nome scientifico . Astruso e quasi impronunciabile il genere – Araujia - ;  più lineare e indicativo del nome volgare  quello specifico - sericofera o sericifera-, che indica l’attitudine della pianta a produrre seta o qualcosa di vagamente simile alla seta. La famiglia è quella delle Asclepiadaceae , rappresentata in Italia da almeno 4-5 generi. Incuriosito consulto la mia solita fonte , che è la recente Flora  Dell’Isola  D’Ischia  ( Ricciardi, Nazzaro, Caputo, De Natale, Vallariello , 2003 ). In essa non ritrovo la famiglia  né conseguentemente la specie .  Cerco di usare la logica :  nessuna specie della famiglia è stata rinvenuta sull’isola , e quindi ciò giustifica la mancata inclusione delle Asclepiadacee nella “Flora”. Ma Araujia sericofera è pianta ormai spontaneizzata, sfuggita alla coltivazione, e quindi, al pari di altre specie che si trovano nella stessa situazione , poteva far parte della Flora.  Interpello il mio amico botanico , ponendogli il quesito. Riposta : “ In parte hai ragione , forse si poteva inserire la specie, e quindi le Asclepiadacee nel nostro elenco floristico.  Il forse è dovuto al fatto che la spontaneizzazione della specie nella nostra flora non è un evento conclamato, ma solo sporadico e non stabilmente certo.” Accetto per buona la spiegazione, ma con riserva .  Non sono convinto che in altri casi sia stato usato lo stesso criterio.  Forse la spiegazione più logica, e anche umanamente comprensibile,  è che ai botanici è scappata ,  ahimè , una pianta, e con  essa la famiglia cui appartiene.  Però , c’è sempre la possibilità di riparare  alla prima occasione utile .  Quindi , non bocciati, ma , come si diceva una volta, semplicemente rimandati … .

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