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ISCHIA

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L'agronomo risponde

L'agronomo risponde

DOMANDA:
Mi chiamo, Salvatore, abito a Ischia in provincia di  Na poli. Nella mia zona i castagneti sono tutti, allo stato  selvatico cioé non innestati e coltivati.Ho acquistato da un vivaio  due piantine di castagno, una è una bou che de betizac, varietà ibrida euro-giapponese e l'altra ha l'etichetta con la dicitura: INNESTATA.  Non specifi cando, se si tratta realmente di un castagno oppure  produrrà come frutti i marroni. Allorché sia i castagni che i marroni possono essere innestati, come si pos sono riconoscere, dal momento che non ancora frut tificato, e non hanno una descrizione specifica? Qual cuno sostiene che la castagna é il frutto selvatico, in vece il marrone e quello innestato. Vorrei da voi Mag giori delucidazioni in merito. Grazie!

RISPOSTA:
Buonasera Salvatore,
Si tratta di varietà diverse della stessa specie: Castanea sativa L.. Nell'ambito della specie, la selezione operata incessantemente dall'uomo nel corso dei secoli, ha portato alla differenziazione di due linee. la prima più simile alla castagna selvatica, e detta appunto castagna. Per farti capire , la castagna selvatica è pressocchè immangiabile  in quanto di solito di piccole dimensioni e con il frutto interno percorso da numerosi e intricati  veli di perisperma . Il perisperma è la pellicola marroncina che riveste l'endosperma ( il vero frutto, quello che mangiamo). Le castagne buone sono proprio frutto della selezione secolare ed hanno quel carattere ( pellicine interne) un tantino più ridotto, per cui sono mangiabili. Ma conservano la caratteristica che quella pellicola resta attaccata tenacemente al frutto allo stato crudo. Mentre via via abbastanza bene con la cottura ( lessatura o arrostimento). Di solito le castagne hanno un guscio alquanto scuro, quasi nero. E veniamo ai marroni: sono caratterizzati dall'avere dimensioni mediamente più grandi delle castagne in quanto in ogni cardo non se ne trovano più di 3, spesso solo due e grandi. Il perisperma ( pellicola esterna al frutto) si stacca facilmente anche allo stato crudo e soprattutto non è compenetrato nel frutto stesso per cui si mangia con maggiore facilità. Altro carattere distintivo è il colore del guscio : più chiaro e percorso da strie un tantino più scure. Il frutto del marrone è inoltre più dolce delle castagne vere. Anche se certe castagne, come quelle di Montella (Avellino) sono pregiatissime  e molto ricercate proprio per il loro sapore. In quanto all'innesto, non c'entra niente con la differenziazione tra Castagne vere e Marroni.   Con l'innesto si propaga una varietà che si desidera avere, usando un piede (portainnesto) che non ha buone caratteristiche o perlomeno quelle desiderate. Se ad esempio raccogliessi una piantina selvatica dal bosco del Cretaio e volessi ottenerne una castagno di Montella, dovresti raccogliere una rametto da una pianta di Montella e innestarcelo sopra. Quella pianta produrrebbe poi castagne di Montella. Se invece volessi un marrone ben tipicizzato, dovresti raccogliere un rametto da un albero di marrone e farci un innesto. Tutto molto semplice. Ti informo che nei nostri boschi , da qualche parte è ancora presente qualche vecchio albero di una varietà di marrone denominata da noi RISCIOLA. ottimo perché facilmente pelabile a crudo e come tale mangiabile subito. Se trovi qualcuno dalle parti di Fiaiano che sa dove sta un albero di Risciola, potresti farci un innesto. Per quanto riguarda la riconoscibilità delle piante, è possibile solo al momento della fruttificazione, se non specificata bene la varietà in etichetta. Non ci sono caratteri distintivi netti, ad esempio forma e dimensione delle foglie, o altri caratteri della pianta. Se le cose andassero per il meglio, nel senso che le piante ti crescessero bene, e non si ammalassero, nel giro di due tre anni avresti i primi frutti e potresti sciogliere il tuo dubbio. 
Spero di essere stato abbastanza chiaro e aver fugato i tuoi dubbi.  
A proposito, anche io sono di Ischia e puoi contattarmi quando vuoi. 

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DOMANDA:

Salve dottore. Spero di non essere invadente, vorrei solo chiedere gentilmente una info. Ho acquistato un terriccio universale per il giardino delle tartarughe. La descrizione è riportata di seguito. "Compost organico ottenuto dal recupero di materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Questo prodotto è per gran parte ottenuto dal recupero di frazioni organiche dei rifiuti solidi urbani e scarti lignocellulosici provenienti dalla raccolta differenziata. I processi di trasformazione che portano a questo prodotto non utilizzano sostanze dannose per l'ambiente. Il prodotto è completamente atossico. Si consiglia, durante l'uso, di indossare i guanti e porre attenzione a non inalare polveri. Tenere lontano dalla portata dei bambini. In caso di ingestione e/o inalazione consultare un medico". Mi spiace essermi dilungato. Vi chiedo, dal momento che il produttore purtroppo non risponde, se dal vostro punto di vista può essere pericoloso per le mie tartarughe. Grazie per una eventuale risposta, buon lavoro. Alfredo




RISPOSTA:

Dunque, veniamo al tuo quesito : Ti dico subito che non è consigliabile usare questo prodotto per le tue tartarughe in quanto animali molto sensibili. E' comunque molto strano che un prodotto ottenuto con modalità che sembrano rassicuranti, poi indichino frasi di rischio come quelle che mi riferisci. E' molto probabile che non sia tutto vero, o che il processo di elaborazione non sia scevro da passaggi poco controllati o controllati in maniera blanda. Tieni conto che nel riciclo di biomasse da differenziata possono capitare escrementi di animali domestici, lettiere, chiodi e punti metallici, e, seppure raramente, sostanze inquinanti di tipo organico ed anche frammenti di amianto o metalli pesanti. E' difficile oggi che un processo di lavorazione possa essere tanto scrupoloso da metter il consumatore al riparo da rischi. Spesso la regolarità è solo cartacea.Ti consiglierei di usare un buon terreno vegetale, ad esempio di un orto familiare, oppure se in zona ci sono boschi o arbusteti, di raccogliere strame dal sottobosco, in zone che potrai giudicare tu stesso non inquinate. 

Domando a tutti i miei contatti  il paese in cui vivono e se sono stati mai ad Ischia, la mia isola. Lo faccio anche con te. E se non ci sei mai venuto, ti invito a farlo, così potremmo incontrarci e bere insieme un buon bicchiere di Biancolella dop.

Saluti cordiali.

Dr Francesco Mattera - Ischia Isolaverde

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DOMANDA:

Buongiorno. Ho due aceri che sulla sommità dei rami le foglie si accartocciano e seccano. Si può intervenire in qualche modo. Grazie


RISPOSTA:


Buongiorno Paolo, 

La seconda foto, mirata su un acero a foglie verdi, contiene l'indizio fondamentale sulla probabile causa del disseccamento degli apici vegetativi e relative foglie: clorosi internervale da carenza di ferro, associata a probabile carenza di  microelementi. Gli aceri sono piante molto delicate  e molto esigenti in fatto di suolo. Infatti vegetano bene in terreni neutri, e meglio ancora in quelli debolmente acidi, ricchi di sostanza organica e leggeri. Rifuggono i terreni alcalini e quelli in particolare argillosi e ricchi di calcare attivo, definiti CLOROSANTI, in quanto il calcare inibisce l'assorbimento del ferro e favorisce l'assorbimento eccessivo di altri elementi chimici che poi divengono fitotossici. Non conosco il tipo di terreno su quale sono allevati i tuoi aceri. Ma se in zona vi sono coltivazioni di pesco, e su questi si manifesta con evidenza il fenomeno delle clorosi  ( giallume diffuso nel fogliame), allora la causa è esattamente quella di cui sopra. Prova a somministrare ai tuoi aceri ferro in forma sequestrata (chelata), tipo SEQUESTRENE ( prodotto di riferimento) , in modalità di fertirrigazione, ovvero sciolto in acqua alla dose che trovi riportata in etichetta. Fai due somministrazioni a distanza di 15 gg, alla dose minima indicata in etichetta. Tra le due somministrazioni, fai altre due somministrazioni di un concime idrosolubile bilanciato, con microelementi per acidofile. Meglio se formulato come sale solubile. Impiega una dose di 3 grammi per litro di acqua, dando non meno di 10 litri di soluzione se le piante sono in piena terra, 5 litri se le piante fossero allevate in vaso.  Se inoltre il terreno fosse difettoso ( clorosante ), prima del risveglio vegetativo in primavera, puoi asportare quanto più terreno possibile intorno alle piante senza danneggaire le radici, ed ammendare con un terricciato commerciale adatto agli aceri, che il tuo Garden di fiducia potà indicarti agevolmente.

Prima del saluto ti chiedo da dove mi scrivi. io ti rispondo dall'isola d'Ischia che spero tu conosca per esserci stato. E se così non fosse ti invito senz'altro a venirci in vacanza. Saluti cordiali,

Dott. agr. Francesco Mattera - Ischia Isola Verde


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DOMANDA:

Buon giorno in questi giorni ho trattato una pianta di albicocco con del karate (per contrastare la mosca) volevo sapere con che frequenza devo fare i trattamenti? Ho un'altra domanda per voi, ho un pianta di caco mela piantata circa cinque anni fa sta abbastanza bene e da un paio di anni mi fa fiori e frutti ma purtroppo i frutti appena arrivano alla grandezza di una noce cadono tutti secondo voi è normale (perchè la pianta è ancora piccola) o deve essere trattata con qualche prodotto? Vi ringrazio in anticipo e vi auguro un buona giornata. Alessandro.


RISPOSTA:

Buongiorno Alessandro,
Spero che quello che ti dirò in risposta possa esserti ancora utile: dunque mosca della frutta  su albicocco: di solito bastano due trattamenti : il primo quando i frutti da verdi incominciano a divenire più chiari, ma ancora non colorati nel modo tipico; Il secondo dopo una settimana circa, facendo in modo da bagnare bene i frutti. Tieni conto che la carenza per il KARATE su albicocco è (se non ricordo male) di 7 giorni. In futuro, sempre per la mosca della frutta su pesco, pero, ed altri frutti che maturano velocemente, ti consiglio lo SPINTOR FLY , consentito in BIOLOGICO e molto più facile da impiegare. Per quanto riguarda il caco mela, è possibile ceh si tratti di una cascola fisiologica dovuta alla giovane età della pianta ed alla prevalenza della fase vegetativa su quella produttiva, per eccesso di sviluppo (pianta in età giovanile). Si può rimediare trattando con un prodotto rameico ad allegagione avvenuta: il rame consolida i tessuti del pedicello dei frutti. Un'altra soluzione che spesso da buoni risultati è l'incisione anulare dei rami da eseguirsi prima del germogliamento con un coltello affilato a circa 15 cm. dall'inserzione dei rami sul tronco, facendo seguire una disinfezione con poltiglia bordolese dei tagli. Una misura complementare è una equilibrata concimazione con un etrnario del tipo 8-5-15 + 3 MgO + microelementi, da eseguirsi nel periodo di fine inverno ( febbraio). Dose orientativa per una pianta giovane : circa  1 Kg. da interrare intorno alla pianta grosso modo nella proiezione al suolo della chioma. 
Spero di esserti stato utile. saluti cordiali,
Dr F. Mattera 

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DOMANDA:
Salve un ragazzo che frequenta con me il corso di scienze agrarie all'università di Pisa mi ha detto che lei è in grado di fornire una risposta corretta al mio dubbio sul l'individuazione di una possibile malattia dell'olivo. 
Di seguito le metto una foto dei sintomi. 
Grazie.



RISPOSTA:


Salve Federico,

La foto che mi hai mandato sembrerebbe confermare l'ipotesi di un quadro patognomonico riferibile alla cercosporiosi o piombatura delle foglie di olivo. Soprattutto il raffronto tra i sintomi manifesti sulla pagina superiore e quelli evidenti sulla pagina inferiore. Una diagnosi definitiva e certa presupporrebbe un'indagine microscopica tesa all'osservazione del micelio del patogeno in evasione dalle matrici infette. Tuttavia l'osservazione diretta in campo delle piante ( o della pianta ) sintomatiche, può dare già utili indicazioni. La cercosporiosi si manifesta macroscopicamente sia con l'anomala colorazione delle foglie ( ampie aree delle foglie prima giallo-brune, poi necrotiche e irregolarmente percorse da lesioni superficiali, sulla pagina superiore, contrapposte ad una colorazione marcatamente plumbea, atipica, della pagina inferiore, che e soprattutto con una copiosa defogliazione che interessa il più delle volte le parti alte della pianta, e non necessariamente la intera chioma. Le cause predisponenti sono microferite procurate soprattutto da eventi meteo sfavorevoli, quali sbalzi repentini dei temperatura verso il basso, ventosità eccessiva abbinata a piogge intermittenti, ecc. Spesso sulle stesse piante si ha un incrocio  di sintomi ( cicloconio + cercosporiosi) in quanto le condizioni ecologiche favorienti le due avversità sono sostanzialmente simili. Come profilassi/cura  occorrerebbe intervenire tempestivamente con trattamenti rameici  in prossimità delle condizioni che inducono la malattia. Ma pure tenere le piante in buone condizioni vegetative con concimazioni equilibrate che prevedano anche l'impiego di microelementi in forma bilanciata. Se tra questi fosse presente anche il rame, la cosa aiuterebbe.

Sulle piante sintomatiche e già in via di defogliazione sarebbe il caso di eseguire trattamenti rameici con formulati  a più pronta azione , come l'idrossido di Cu, seguiti magari da altri con formulati contenenti rame sottoforma di  Solfato, notoriamente ad azione più lenta ma con efficacia un tantino più prolungata. Le piante defogliate possono essere aiutate con apporti di fertilizzanti fogliari, se ancora possiedono una buona densità di foglie sane. In caso contrario anche un apporto al suolo ( sottochioma) può dare un aiuto valido alla ripresa delle piante. Anche se di difficile attuazione, l'asportazione dal suolo delle foglie cadute sarebbe un'azione utilissima per ridurre il potenziale di inoculo del patogeno. Come del resto l'allontanamento e combustione di eventuali resti di potatura manifestatamente infetti o sospetti di esserlo.  

Spero di esserti stato in qualche modo utile e ti saluto cordialmente.

Dr agr. Francesco Mattera- Isola d'Ischia (Na)


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DOMANDA:
Buonasera dottore avevo un dubbio 
Siccome devo preparare un erbario fitopatologico vivo in toscana ho un amico che vive in provincia di Lecce e mi portava l orobanche delle fave volevo sapere se si poteva portare oppure c era qualche rischio di provocare la sua proliferazione in toscana dove leggendo non é diffusa 
Grazie



RISPOSTA:

Salve Gioele,

Se il reperto non è giunto a seme, ovvero è in pre-fioritura, e si blocca a quello stadio, non c'é nessun pericolo di disseminazione e quindi di infestazione dei terreni circostanti. Ma la storia che in Toscana non ci sia l'orobanche mi torna nuova. Tuttavia quello che ho detto sopra resta valido. Tanto più che se anche si diffondesse seme nell'ambiente, per attecchire dovrebbe trovare piante ospiti (fave e altre leguminose) ricettive.

Saluti,

Dr agr. Francesco Mattera

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DOMANDA:

Buonasera volevo sapere se il campione allegato rappresenta un sintomo del corineo delle drupacee Grazie


RISPOSTA:

Buon pomeriggio Gioele, dalle foto delle foglie sembra proprio di si. E' la classica impallinatura provocata dal fungo (Coryneum b. ) nei punti di inoculo sulla matrice fogliare. Ma la malattia si manifesta anche con altri sintomi sui rametti, che spesso si sommano e si confondono con altre fitopatie ad eziologia fungina , quali attacchi di citospora, monilia, ecc.  Dalle foto che mi hai mandato sembra un attacco abbastanza leggero che tuttavia può progredire e compromettere l'efficienza fotosintetica della pianta e soprattutto la sua salute complessiva. Conviene fare qualche trattamento per il quale puoi usare prodotti a base di Thiram, Dodina, Penconazolo, ecc., ai dosaggi indicati nelle etichette dei formulati commerciali. E' anche importante l'equilibrio nutrizionale delle piante (evitare eccessi di somministrazioni azotate ), e una corretta impostazione dei trattamenti preventivi al bruno (autunno-inverno) e potature rinettanti con le quali si asportano le parti della pianta malate sia di corineo che di altre malattie. 

Spero di esserti stato di una qualche utilità

Un saluto dall'isola d' Ischia (Na) da cui ti scrivo.

Dott. agr. Francesco Mattera






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