HORTOFLORA by SE.A.C.

ISCHIA

Vai ai contenuti

Menu principale:

L'agronomo risponde

Ho una pianta di limone vecchia di 10/15 anni, si trova in un posto assolato d'estate e relativamente riparata dai freddi invernali. L'ho potata nel mese di settembre scorso, ha fatto svariati frutti in parte raccolti e in parte ancora sulla pianta. Già da tempo ha ricominciato a fiorire, buona parte di questi fiori li vedo caduti, perchè si apprestano a crescere i limoni piccoli . Quello che mi preoccupa è il fatto che le foglie stanno ingiallendo e cadono, unitamente ai piccoli limoni. Può darmi notiize e cure per il mio caro limone? In tale attesa porgo distinti saluti Pomigliano d'Arco 03/07/2013 Ferdinando Di Palma

Buongiorno Ferdinando,

Nel limone è piuttosto normale la rifiorenza, ovvero la fioritura in tempi diversi dell'anno. E' anche normale una  cascola fisiologica che permette alla pianta di non caricarsi eccessivamente di frutti , e poi andare in stress vegetativo. Tuttavia vi possono essere cause di natura parassitaria che accentuano la caduta di fiori e frutticini, come ad esempio un attacco di tignola delle zagare ( Prays citri ), o una infezione da crittogame o da batteri fitopatogeni. Nelle piante giovani e con eccessivo rigoglio vegetativo , segnalato da una crescita veloce e lussureggiante, la cascola di fiori e frutti può essere dovuta anche ad un flusso di linfa grezza (ascendente) troppo accentuato, cosa che non predispone completamente la pianta alla fruttificazione. Se così fosse, utile è l'incisione anulare, da fare per tempo a fine inverno sulle branche primarie, a circa 20 cm. dall'attacco sul tronco, con un coltello affilato. Si tratta di incidere circolarmente la corteccia producendo due circonferenze distanti l'una dall'altra circa 2 cm. e nell'asportare poi 2-3 tasselli quadrati di corteccia con dei tagli verticali ad unire le due circonferenze. I tagli vanno poi disinfettati con un fungicida rameico sciolto in acqua. Per quanto riguarda il colore giallo delle foglie e la loro cascola, può trattarsi tanto di una carenza nutrizionale semplice o multipla (azoto, ferro, magnesio) come del sintomo di una malattia. Un indizio per accertarsi che non trattasi di malsecco parassitario è quello di osservare la parte apicale dei germogli: se la cascola delle foglie inizia da li ,  è abbondante tanto da denudare il germoglio, ed è seguito dal disseccamento del cimale, e tutto ciò avviene nei mesi da giugno a settembre, è probabile che trattasi proprio di tale grave fitopatia. Se invece ad ingiallire e cadere sono le foglie più basse e vecchie disposte sui rami e la cascola è graduale, può verosimilmente trattarsi di un normale ricambio di foglie. Per essere più esauriente, ti pregherei di inviare delle foto sia di insieme dell tuo limone  che qualche particolare. Le esaminerò e sarò il più possibile preciso.
Intanto ti saluto cordialmente.
Dott. agr. Francesco Mattera -Ischia.

____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

buongiorno Franco, che ne pensi di questo limone che è di un amico di mio figlio Michele, il quale mi faceva notare che la vegetazione è regolare copmpreso i limoni piccoli e i fiori perche' è un 4 stagioni mentre presenta questo secco sui rami compreso la corteccia, credi che si salva ? E' un caro ricordo di famiglia, al di del fatto che ci pranzono sotto perche' è stato potato negli anni  avendo anche questo obbiettivo .
Ciao dall'isola di Capri
Antonio

   



Buona sera caro Antonio,

dunque, dalle foto ho potuto accertare che l'albero di limone del vostro amico è affetto da cancro gommoso corticale. Si tratta di una malattia causata da un fungo che si chiama Phitoftoroa citrophtora , e che può attaccare tutta la pianta, compresi i germogli, le foglie ed i frutti e le radici . I danni più gravi li causa però sul tronco, e di preferenza dal punto di innesto (se si tratta di pianta innestata) in su, potendosi spostare anche sulle branche primarie e sulle ramificazioni secondarie. Quando l'attacco  aviene al livello delle radici si può aver la morte molto rapida dell'albero. Per questo motivo gli agrumi si innestano di preferenza su arancio amaro (melangolo, cedrangolo, ecc) , perchè questa specie è resistente (ma non immune) alla malattia. Ma il fungo superata la barriera del punto d'innesto, può infettare in maniera grave la corteccia al di sopra dell'innesto e provocare la morte dei tessuti corticali, con flusso gommoso e distacco di corteccia. La pianta cerca di riparare il danno e ostacolare l'avanzata del fungo con nuovi tessuti. si assiste quindi a periodiche recidive seguite da riparazioni della pianta. Ma con il tempo è la malattia ad avere la meglio, per cui la pianta può morire o essere gravemente deturpata.
Cosa fare ? Innanzitutto evitare i fattori predisponenti , quali le condizioni asfittiche del terreno intorno alla pianta, i ristagni di acqua la piede dell'albero nel periodo invernale, le ferite occasionali non disinfettate, ecc. Nel periodo invernale ad esempio non lasciare la conca al piede della pianta, anzi l'acqua sarà meglio allontanarla di almeno 1 metro dal tronco, ad esempio con fori , o facendo un mucchio di terra (se possibile) intorno al tronco.
Per la cura consiglio:

a)
asportare le parti di corteccia che facilmente si distaccano;  
b)
scarificare in superficie ( max 1-2 cm) con la punta della motosega le parti infette di una certa estensione;
c)
asportare con coltello affilato eventuali grumi gommosi ;
d)
spennellare tutto il tronco, dal colletto fino alle ramificazioni alte (fin dove è possibile) con una soluzione di OPTIX R ottenuta sciogliendo  300 grammi di prodotto in 5 litri d'acqua, e ripetere tre volte il trattamento con cadenza di 13-15 gg. . Ripetendo poi lo stesso ciclo a inizio settembre e poi ancora ( nel 2014 ) ad inizio primavera.
e)
eliminare dalla chioma i rami sofferenti e quelli secchi.
Se la pianta manifesta anche un giallume diffuso sulle foglie, allora sarebbe consiglaibile anche un tarttamento al terreno con un prodotto a base di etilfosfite di alluminio all'80%, tipo MAESTRO WDG
, al dose di  100 grammi in 25 litri d'acqua, da dare alla pianta per irrigazione, seguendo lo stesso schema indicato sopra per le spennellature.
Altri trattamenti consigliati, che vanno bene anche per prevenire malsecco e piticchia batterica si potranno effettuare da metà ottobre a fine gennaio, con cadenza mensile , alternando i seguenti prodotti :  
1)
OPTIX R : 500 gr /hl;   2) POLTIGLIA DISPERSS > 1 Kg per hl.  
Ovviamente nel periodo estivo/autunnale massima attenzioe va riservata alla lotta alle formiche ed alle cocciniglie.
Non secondariamente va fatta attenzione ad una concimazione completa ed equilibrata.

Spero di essere stato abbastanza esauriente.
Saluti cordiali.
Dott. F.co Mattera.



____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________


ciao Franco, ti rubo un poco del tuo tempo. Ti invio ua foto di una pianta che è nata spontaneamente nel mio " podere" di cosa si tratta? come noterai i meravigliosi fiori blù producono un grappolo di bacche (simili a pomodori). La pianta è nata sotto un ampio bosco di quercie e prende il sole solo per poche ore al mattino.So che il mio fraterno amico Antonio Di Stefano segue con attenzione i tuoi consigli. Adesso ti aspettiamo per una visita a Capri appena puoi


Caro Michele, la pianta che mi mostri in foto è una specie del genere Solanum.
Per intenderci, della stessa famiglia di pomodoro, patata e melanzana. Da quanto ho potuto vedere potrebbe trattarsi di Solanum sodameum ( pomo si sodoma, solano spinoso). Appunto le spine, se sono presenti abbondantemente in tutta la pianta , allora si tratta proprio di questa specie. Fa delle bacche grandi come una noce, gialle  a maturità. Se non fosse  ricoperta di spine, potrebbe essere la stessa specie , ma nella variante (leggi varietà) mediterraneum. Altra possibilità è che si tratta di una specie esotica, coltivata per ornamento e poi spontaneizzata per disseminazione operata da uccelli o per cause accidentali. Tieni conto che si tratta comunque di piante generalmente molto velenose.
Grazie per l'invito a Capri , che non mancheremo di realizzare appena possibile per incontrare Antonio e tutta la tua simpatica compagnia.
Saluti affettuosi.
Franco.

_________________________________________________________________________________________________________________________________

Allium nigrum fa ancora parte della flora di Ischia


Caro Presidente,
Una nuova segnalazione botanica  molto interessante. Due settimane or sono durante una mia escursione floristica sul versante sud -est del comune di Ischia, ho avuto la fortuna di imbattermi in una specie botanica non rinvenuta nel corso dell'ultimo rilievo floristico dell'isola d'Ischia, quella per intenderci  che porta la firma del compianto nostro Gioacchino Vallariello, e dei proff. Ricciardi, Nazzaro e De Natale , risalente all'anno 2004. Si tratta di Allium nigrum,  della famiglia Alliaceae.  La stazione da me rinvenuta è costituita da diversi individui adulti in piena fioritura (oggi forse la fioritura è terminata e dovrebbero essere presenti le infruttescenze corimbiformi.  l'importanza del ritrovamento è semplice a capirsi: Una specie non rinvenuta è da ritenersi di fatto persa , con impoverimento della flora e perdita netta della biodiversità di un territorio. E' un poco come la storia della pecorella smarrita e poi miracolosamente ritrovata sana ed indenne. Non parliamo di figliuol prodigo, in quanto la nostra ( Allium nigrum) non è che si sia allontanata da noi, ma siamo noi ad averla persa di vista.
La stazione rinvenuta è a mio giudizio molto vulnerabile in quanto posta in un terreno abbandonato,al limite di una strada di campagna. Basta poco per perderla definitivamente, a meno di una presenza più diffusa nelle aree circostanti , oppure di una sua protezione che ritengo tuttavia molto problematica.
Saluti cordiali.
Francesco Mattera  agronomo

______________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Prime segnalazioni di infezioni di escoriosi nei vigneti ischitani.


Preveniamo correttamente la flavescenza dorata.
Carissimi amici, eccoci ad un altro appuntamento , spero gradito a tutti voi.
Nelle mie escursioni nei vigneti isolani ho già riscontrato alcuni focolai di infezioni piuttosto estese di ESCORIOSI sui giovani tralci e sulle foglie di vite. Si tratta di infezioni primarie con i classici sintomi di necrosi longitudinali sui primi internodi , con (in alcuni casi) lacerazioni profonde nei tessuti corticali. sulle foglie delle   necrosi puntiformi localizzate per lo più lungo le nervature. Parliamo di vigneti nei quali nessuna prevenzione è
stata fatta con trattamenti specifici, come consigliato in mie precedenti note, alle fasi di gemma cotonosa  (gonfia) e tre fogliole (foglie piccole di dimensioni ridotte), e nei quali già nelle trascorse annate vi sono state
infezioni molto violente. Purtroppo anche alcuni nostri amici non sono riusciti ( per mancanza di tempo, per motivi di salute , o altro ancora ) a fare questi trattamenti e si ritrovano ora con l'infezione in atto. NESSUN
PROBLEMA INVECE NEI VIGNETI DOVE E' STATA FATTA UNA BUONA PREVENZIONE. ED IN QUELLI CHE L'ANNO SCORSO HANNO PATITO MOLTO LA MALATTIA I TRATTAMENTI PREVENTIVI STANNO DANDO RISULTATI MOLTO, MOLTO BUONI! La cosa più sorprendente è che sono sorti come funghi tanti PROFESSORI che accampano competenze tecniche straordinarie e che danno consigli a destra e a manca il più delle volte scopiazzati maldestramente e senza nemmeno l'ombra di una minima cognizione tecnica, molto spesso fuorviando o disorientando i viticoltori.
Noi andiamo dritti per la nostra strada perché conosciamo realmente i problemi e cerchiamo di affrontarli in maniera adeguata e non ad occhi chiusi.
Siamo a cavallo della fioritura: Chi si trova a dover fare in questo momento il trattamento è bene che sappia che in fioritura piena vanno evitati i prodotti rameici (che contengono rame sotto qualsiasi forma chimica) perché possono provocare cascole di fiori e quindi grappoli troppo radi e quindi di minor peso. Utilizziamo quindi prodotti acuprici (senza rame), ad esempio i mix di fosetil di alluminio e fenamidone che garantiscono una ottima efficacia antiperonosporica per un tempo variabile dai 12 ai 14 giorni, in dipendenza della frequenza ed intensità di eventuali piogge. Il rame entrerà di diritto nel programma di difesa appena dopo l'allegagione. Per quanto riguarda l'oidio (malbianco, malattia dello zolfo) , la strada giusta è quella dell'uso  intelligente delle sostanze disponibili: non va bene usare sempre lo stesso prodotto dall'inizio alla fine. Vi è probabilità di  insuccesso per insorgenza di ceppi resistenti. Non va bene nemmeno usare prodotti diversi si, ma con lo
stesso identico meccanismo d'azione. Va bene invece alternare prodotti a diverso meccanismo d'azione che riducono il rischio di resistenze semplici o multiple. Gli zolfi bagnabili e quelli liquidi in emulsione oleosa, aggiunti estemporaneamente nelle miscele,aiutano molto in tal senso. Usiamoli in maniera accorta.
E veniamo al CAPITOLO FLAVESCENZA DORATA: nell'incertezza della eventuale presenza dell'insetto vettore, la cicalina Scaphoideus titanus, sarà bene inserire già dal prossimo trattamento un insetticida adulticida tra quelli efficaci e registrati in etichetta contro questo insetto. Va bene il clorpiriphos metile al 22 % di principio attivo.La dose è di 100-150 ml. di prodotto per ogni 100 litri d'acqua. Il prodotto è efficace anche contro la
tignoletta dell'uva e , nei vigneti che negli anni trascorsi ne sono risultati infestati, anche contro la cocciniglia cotonosa (Planococcus vitis). A suo tempo (tra fine giugno e metà luglio) sarà utile anche contro gli attacchi
di metcalfa pruinosa, altra insetto molto insidioso perché debilita le viti con le sue punture e imbratta grappoli e foglie di melata prima e di fumaggine poi. Gli insetticidi anti cicalina andranno usati per almeno i prossimi tre
trattamenti. Non fatevi convincere ad usare prodotti costosissimi che ad esempio controllano solo i lepidotteri (derivati dell'ecdisone e simili) , perchè validi solo per la tignoletta ma assolutamente inefficaci contro le cicaline
e tra queste segnatamente la scafoide. C'è la possibilità nei trattamenti successivi di sostituire il clorpirifos o con la deltametrina o meglio ancora con un insetticida juvenoide di recente reimmesso in commercio con una nuova registrazione e che ha il vantaggio di controllare contemporaneamente, con diverso meccanismo  d'azione e con grande efficacia sia la cicalina scafoide, sia le neanidi delle cocciniglie, e sia gli attacchi precoci di metcalfa pruinosa. L'eventuale necessità di controllare anche la tignoletta può essere colmata con l'aggiunta di un biologico a base di bacillus thuringiensis.
Da HORTOFLORA, il nostro punto vendita qualificato di Ischia troverete tutta l'assistenza , la competenza  professionale e la serietà che servono per guidarVi nella maniera migliore nella difesa del vostro vigneto. Ci sono anche novità di rilievo che vi faranno risparmiare sul costo della difesa...... !

Nel prossimo appuntamento ci occuperemo di INNESTI DI AGRUMI , che si fanno proprio in questo periodo. Vi illustrerò passo passo la tecnica da usare per avere successo in questa pratica che riesce bene solo a poche persone.
Saluti a voi tutti
Franco Mattera Agronomo Online


______________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Ogg: carciofo

Ciao Franco mi puoi dire quando posso tagliare la pianta del carciofo? Questo è stato il primo anno che hanno fruttato(vedi foto allegata), purtroppo anche se erano piante originarie di Procida qui a Gonnostramatza (OR) non sono cresciute come quelle di Procida.
A presto
Claudio

Buonasera Claudio,
dunque la pianta di carciofo la taglierai quando lo stelo sarà completamente seccato. Quando lo fai metti al suo posto una canna per localizzare la presenza della ceppaia. Adesso puoi tagliare tutte le foglie con un coltello , rasente il fusto. L'anno prossimo ti occuperai delle piante già da ottobre , lavorandosi intorno di zappa e interrando un buon concime organico e un buon organo minerale , tipo un 8-5-15 + micro. poi all'uscita dei germogli li diraderai opportunamente e incomincerai  a fare qualche trattamento insetticida per i vari parassiti che attaccano la pianta. Toglierai ancora i carducci avventizi che man mano  ci crescono intorno, e magari li pianti altrove per fare altre piante. Devi fare almeno 5 trattamenti insetticidi nel periodo che va da novembre a tutto febbraio. Poi darai del lumachicida  a fine inverno ( metà marzo) , e  nello stesso periodo ancora una concimazione, ma stavolta con un organominerale più ricco di azoto, tipo 15-8-6 più micro, in superficie, a circa 25 cm. dal colletto della pianta, In tutto il periodo terrai ovviamente le piante pulite dalle erabacce. Così potrai fare carciofi bellisssimi da far invidia agli indigeni (nel senso buono!) del bel paese in cui vivi. Aspetto le foto del raccolto miracoloso. Tu intanto carica le batterie...
A presto. Franco Mattera

______________________________________________________________________________________________________________________________________________


Cosa sta succedendo al mio ciliegio? vedi foto

Ciao Claudio

Caro Claudio, dalla visione delle foto sembra che il tuo ciliegio sia incorso in una violenta infezione di moniliosi , che ha contratto durante la fioritura e/germogliamento. E' anche possibile che nella trascorsa annata abbia già avuto qualche infezione , passata però inosservata. La conferma la puoi avere se trovi sui rami seccati dei grumi gommosi. Ad ogni buon conto ti consiglio di eliminare tutte le parti ammalate con una potatura di risanamento, magari scendendo pù in basso nei tagli (ove possibile ) per toglier parti infette non visibili, ma che al taglio potrai apprezzare per la presenza di aree necrotizzate o brune sulle superfici di taglio. Usa forbici pulitissime per poter notare tutto questo. Brucia sul posto tutti resti di questa operazione , o magari allontanali sufficientemente dalla pianta. Ricopri i tagli più grandi con un mastice ottenuto unendo a Vinavil  un fungicida a base di tebuconazolo fino ad ottenere una pasta omogenea e senza grumi.
Tratta poi la pianta con un mix di dodina liquida  e tebuconazolo+ zolfo ( polvere o granuli solubili), rispettivamente alla dose di 30 mle 40 grammi per grammi per ogni 10 litri d'acqua. fai tre trattamenti così cadenzati  :  0- 8 - 16 gg. Poi un quarto dopo 20 giorni dal terzo. La pianta dovrebbe ricacciare. Poi decidimao se fare altro ancora. Ah, dimenticavo: se hai nello stesso posto alberi di albicocco, susino, mandorlo, pesco, tratta anche loro perchè probabilmente sono anch'essi infetti. Ma fremati ai primi due trattamenti.
Saluti cordiali.
Franco Mattera.
________________________________________________________________________________________________________________________________

Caro Franco
ho stralciato la tua e- mail e ti chiedo: ho messo a dimora circa 20 giorni fà delle piante di zucchine, sembra che qualcuna già sia affetta da mal bianco, come posso ovviare?
Le piantine ora hanno 5 foglie.
Grazie a presto
Peppe


Buongiorno Giuseppe,

probabilmente non si tratta di malbianco in quanto tale malattia attacca le zucchine quando già sono molto grandi , a produzione già avviata e quando fa molto caldo. Più verosimile che si tratta di una colorazione chiara ,a mosaico, tipica di alcune varietà. Per eliminare ogni dubbio, stacca un lembo di una foglia sospetta e passagli un dito sopra , se di malbianco si tratta deve esserci una polverina bianca simile a talco che ti imbratta il polpastrello. Inoltre, la foglia annusata produce un intenso odore di muffa. Più facile a verificarsi invece l'attacco di afidi che si manifesta con una curvatura di una o più foglie verso il basso , una sorta di arricciamento. Ispeziona quindi le foglie delle tue piantine e se noti tale fenomeno , stacca la foglia e guarda sulla sua faccia inferiore : se ci sono afidi li vedi subito, e anche se pochi in breve tempo possono danneggiare seriamente la pianta e tutta la coltivazione e , inoltre, trasmettere la virosi denominata giallume virotico infettivo
, di fronte al quale non resta che estirpare la pianta, o le piante sintomatiche.
Il consiglio che posso darti , visto che si è anche lontani  dalla raccolta è di trattare preventivamente sia per malbianco che per afidi . La soluzione consigliata è la seguente :    

                                              MICROTHIOL  :   60-70 grammi ;
                                                         +
                                               IMIDACHEM :      5 ml , per ogni 10 litri d'acqua.


Con cui fare un solo trattamento adesso, a scopo preventivo.
In seguito continua a controllare le tue piante ed ai primi segni di nuova infestazione, potrai ripetere il trattamento, ricordando che il primo prodotto è per il malbianco, ed il secondo per afidi e mosche bianche. Il tempo di carenza è di  7 giorni.

In caso di presenza di formiche nere , notoriamente viventi in simbiosi con afidi e comunque anche fitofaghe e disturbatrici delle coltivazioni orticole in quanto producono escavazioni  della terra , occorre subito contrastarle. Trattandosi di un piccolo orto usare un'esca fortemente attrattiva e poco tossica a base di
fipronil, che si diporrà in piccoli mucchietti direttamente sulla terra  ( mezzo cucchiano) dove maggiore è la presenza degli insetti . Iniziare con pochi mucchietti ( massino 3-4), per poi estendere le applicazioni in altre aree dell'orto dove si rendessero palesi altre colonie. Operare quando non si prevedono a breve piogge dilavanti. Per estensioni di terra più grandi si può intervenire sui formicai con una soluzione di clorpirifos metile allo 0,4 %   ( 40 ml in 10 litri d'acqua) , spruzzando sui formicai e dove vi è maggiore presenza di formiche. Evitare di spruzzare su ortaggi da foglia o da frutto di prossima raccolta. Un metodo più leggero di intervenire è quello di disporre delle interiora di pesci  in un punto e aspettare che le formiche lo assalgano in gran numero. A quel punto si prepara una spruzzetta di clorpirifos metile e si spruzza solo in quel posto, o in più posti se si sono fatti più poste di interiora.  
Spero di esserti stato utile nella risoluzione del tuo problema.
Saluti cordiali.
Franco Mattera

______________________________________________________________________________________________________________________________________________
Ciao Franco


Sono Vincenzo (Callarano), l'ultima volta che ci siamo visti e abbiamo fatto la passeggiata a Solchiaro, mi hai parlato di come hai rinforzato le terrazze per evitare che il terreno frani, vorrei fare anche io qualcosa . Mi poi dire che tecnica hai usato perché non mi ricordo bene ? Io son ancora imbarcato e prevedo di ritornare a casa per la metà di Maggio, però come sempre poi il mio tempo si riduce e non posso fare tutto quello che ho programmato. Se mi fai sapere come fare vedrò di organizzarmi per trovare pronto almeno il materiale necessario per evitare perdite di tempo.
Ti ringrazio di tutto e ad un presto rivederci .


Ambrosino Vincenzo

Caro Vincenzo, la tecnica è molto semplice e prevede:

1) l'infissione sulla linea bassa del fossato , di una serie di paletti di cemento  alla profondità di 60-70 cm. , bloccati singolarmente con calcestruzzo. I paletti devono essere disposti  a non più di  due metri e
cinquanta l'uno dall'altro.
2) L'apposizione sulla faccia interna dei paletti prima di una rete elettrosaldata maglia 15x 15 ( o 10x10) e poi di una rete zincata a maglie rettangolari più strette.
3)  A contatto con il terreno e quindi dietro alla rete zincata una rete frangivento  verde a maglia fitta.
4) a 2/3 di altezza dei paletti si infiggono nel terrapieno delle ancorette di ferro zincate  per la loro intera lunghezza;  
5) si collegano le ancorette ai singoli paletti con una treccia di filo zincato portando in tensione la treccia stessa  quanto basta per tenere sullo stesso allineamento i paletti, con una inclinazione degli stessi di circa 4 cm a metro. La tensione può essere ottenuta anche agendo sulle ancorette avvitandole nel terreno con un tondino di ferro infilato nell'occhiello. La treccia deve avvolgere il paletto ed anche le tre reti sottostanti.  
6) alla fine si riporta il terreno dietro alla barriera fino all'altezza del piano di campagna del fossato superiore. ATTENZIONE :  Se il terreno è già profilato a scarpa , la barriera di paletti bisogna collocarla
in modo da riempire il vuoto retrostante per almeno 2/3 con il terreno che si trova nella parte bassa della scarpa. In questa maniera si recupera superficie in parte a monte ed in parte a valle.Il lavoro va fatto partendo dal fossato più basso e prosegue poi man mano verso quello più alto, un poco come una scalinata. Possbilmente all'atto del riempimento con terreno collocare nella parte più a stretto contattao con la barriera del materiale drenante, tipo ciottoli, sassi, frantumi di mattoni, ecc. . Vanno bene anche frascami di piante legnose. però col tempo possono dare  luogo ad assessatemnti vistosiu
con necessità di ritocchi. Altra cosa importante: I pali di cemento possono essere sostituiti con quelli di legno . In questo caso si userà il castagno, possibilmente trattato con sali di rame in autoclave per evitare il loro rapido deteioramento. I pali devono essere del calibro di almeno 15 cm. in testa e appuntiti alla base.
Spero di essere stato comprensibile.
Saluti molto cordiali.
Franco Mattera.

_______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

caro sig Mattera sono un grande amico e ex collega di Michele Salvia , parliamo sempre di coltivazioni vari ad uso privato e spesso nei nostri commenti ricade la presenza della vosta eperienza , la mia domanda è questa "posso avere il nome di questo prodotto iniziale o perlomeno chiedere all'azienda HORTOFLORA di ISCHIA  la spedizione di tale prodotto contro assegno . Scusate la mia faccia tosta ma vorrei risolvere  i problemi della mia piccola vigna  visto che ho avuto la fortuna di conoscervi anche se solo via etere ma mi auguro di conoscervi dal vivo.

Antonio Di Stefano   Capri

Caro Antonio,

ti rispondo volentieri soprattutto, e non soltanto,  perchè sei amico di Michele Salvia, mio parente carissimo di Capri.
Se ho capito bene ti interessa sapere , e poi avere direttamente a Capri, il tipo di cura da riservare alla tua piccola vigna nelle fasi iniziali , ovvero dal rigonfiamento delle gemme alla fase di tre foglioline aperte , per combattere l'escoriosi, l'eutipiosi ed altre malattie che fanno morire le viti.
I prodotti sono i seguenti : SYLLIT  e THIOCUR sulphur , da usarsi alle dosi rispettivamente di 300ml e 500 grammi per ogni 100 litri d'acqua. Con tale miscela occorrerà bagnare completamente le viti ( anche il fusto, fino a terra) , nelle fasi sopraindicate, facendo attenzione ad intervenire già quando almeno il 10-15 % delle viti  è nella fase di gemmma gonfia, e poi replicare successivamente quando i germogli sono appena visibili , corti e con due tre foglioline aperte.
Successivamente si inizieranno i trattamenti ordinari contro peronospora ed oidio quando i tralci avranno raggiunto la lunghezza di almeno 10 cm. ed in occasione della prima pioggia di almeno 10 mm. ( o anche in occasione di forti rugiade notturne), e poi proseguire con cadenza di 12-14 giorni con prodotti idonei. Se vuoi posso farti un calendario ad hoc molto dettagliato che prevede tutte le fasi fino alla vendemmia. I prodotti possono essere inviati con il mezzo più opportuno. Per questa incombenza inoltro la mail ad HORTOFLORA per i contatti relativi e per organizzare la prima spedizione.
Con il tuo permesso aggiungo anche il tuo indirizzo nella mia mailing-list di agricoltori amatoriali oppure consulta il sito www.hortoflorabyseac.it/consulenza-agraria.html
Saluti molto cordiali a te ed a Michele.
Dott. Francesco Mattera.

P.S . : auguri di buona Pasqua .

______________________________________________________________________________________________________________________________________________

Ciao Francesco
,

ti posso fare una domanda che non ha probabilmente niente a che vedere con la flora ischitana?
Nello stemma del nuovov papa (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2013/03/18/pop_stemma.shtml) è rappresentato un grappolo all'insù che viene definito "fiore di nardo". Mi sapresti dire di che pianta potrebbe trattarsi, visto che, se digito "nardo" viene fuori quello che vedi qui,  http://www.estrattivegetalidsa.it/CATALOGO9/nardo.html che mi sembra non assomigliargli per nulla?

Grazie mille, e scusa la curiosità!
Gina

Buongiorno Gina,
ho visto lo stemma di papa Francesco, ed anche a me sembra un grappolo d'uva rovesciato. Mi è stato impossibile aprire il secondo link, tuttavia il nardo risponde al nome scientifico Nardostachys grandiflora, della famiglia delle valerianacee. Dal suo rizoma si ottiene un olio conosciuto come balsamo di nardo, di uso molto antico. Tuttavia i greci antichi designavano come nard la lavanda, poi classificata dai latini come nardus  e, successivamente, nella classificazione   scientifica linneana come Lavandula ( L. spica).
E' probabile che l'equivoco derivi proprio da questa origine: il fiore di lavanda in boccio è eretto ma leggermente curvo, ed assomiglia vagamente ad un grappolo d'uva. E' di piccole dimensioni , e quindi difficilmente rappresentabile graficamente in un insieme quale uno stemma pontificio che deve invece essere di facile e pronta visione a tutti. Poichè anche l'uva entra largamente nella iconografia religiosa cristiana, è possibile che nel corso dei secoli vi sia stata una confusione tra rappresentazione grafica e denominazione, per cui oggi quel simbolo è da tutti riconosciuto come fiore di nardo ( ovvero di lavanda, simbolo della purezza e della semplicità).
Grazie a te per avermi fatto conoscere una nuova cosa e per aver avuto l'opportunità di fare un piccolo approfondimento.
Ciao!
Francesco

_______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Buonasera, sono Giacomo Rivano volevo raccontarvi in breve cosa è successo all'albero di limone in vaso che ho a Carloforte. In pratica quest'anno una parte di albero ha cambiato in arancio o mandarancio amaro. Lo stesso ramo che faceva i limoni ora produce arance amare. Quindi vorrei usare quel ramo come portainnesto ed innestarlo nuovamente al limone.  Penso sia fattibile. Quindi vorrei delle ionformazioni: l'epoca migliore per innestare l'agrume. Come fare per il nesto e che tipo di innesto devo fare. Vi ringrazio anticipatamente. saluti Giacomo Rivano

_____________________________________________________________________________________________________________


Salve, sono l'agronomo Francesco Mattera , di Hortoflora. Volentieri Le passo le informazioni utili al suo caso. L'epoca migliore è dalla fine di maggio a circa 2/3 del mese di giugno. Trattandosi di agrume in vaso, almeno un mese prima concimare con un buon ternario arricchito di microelementi, in dose idonea proporzionata alla grandezza del vaso ed alla taglia della pianta. In caso di dubbio sarà sempre meglio mettere meno concime di quanto si è pensato. Il concime va interrato con una leggera scarificatura del terriccio. Il nesto va cimato alla stessa epoca della concimazione. Fino all'epoca dell'innesto alla pianta vanno riservate le cure ordinarie, soprattutto le irrigazioni i caso di tempo asciutto, per fare in modo che la pianta vada in succhio e la corteccia sbucci.  
Il tipo di innesto da eseguire è quello cosidetto a zufolo (detto anche  a penna ). Si usino marze giovani , del diametro massimo di 5-6 mm. , verdi e con foglie. Individuato il rametto giusto, scartare la cima. e isolare una porzione di rametto di  7-9 cm. ,con almeno 4 gemme , la cui esistenza è segnalata dalle foglie. Il rametto non deve avere ,possibilmente,spinosità.
Eliminare le foglie , lasciando però in sede i piccioli. affilare la marza sulla parte bassa , a becco di clarino , per una lunghezza di almeno 3 cm . Intanto il nesto sarà stato reciso con un taglio netto , scegliendo una zona  con cortecca liscia e priva di nodosità, a circa  20 cm. dalla sua base.  Produrre una incisione verticale nella corteccia del nesto, dall'alto verso il basso , partendo dal limite ove è stato esguita la recisione. Con la punta del coltello da innesto sollevare i due lembi della corteccia di quel tanto che serve ad inserire la marza già affilata e nel contempo tenuta umida ( ad esempio tenedola in bocca , o avvolgendola in uno scottex bagnato). Con una leggera pressione dall'alto verso il basso fare in modo che la marza calzi perfettamente nella corteccia incisa del nesto, fino al limite dell'affilatura. A questo punto legare l'innesto con rafia, oppure con un nastrino sintetico per innesti. Non è necessario mettere mastici. A questo punto coprire i'innesto prima con una busta di plastica trasparente , facendo in modo che non tocchi la marza. ottime sono le buste che di solito si usano per le mozzarelle, del tipo tubolare. Per ottenere il risultato migliore , inserita la busta , la si stira verso l'alto facendo uscire buona parte dell'aria che vi è contenuta. Poi la si fissa al di sotto dell'innesto con un legaccio. Al di sopra della busta di plastica applicare una seconda busta , questa volta di carta . Ottime quelle usate per il pane. Anche questa va calzata e fissata alla stessa maniera della prima . Si lascia  l'innesto in queste condizioni per quindici giorni. Dopodichè lo si pare con cautela e si osserva la marza : se questa è rimasta verde ed i piccioli delle foglie , divenuti marrone, toccati delicatamente cadono, significa che l'innesto è in via di attecchimento. Si cambia busta di plastica o si rovescia come un calzino la vecchia busta e la si riapplica , insieme sempre a quella di carta. Ma questa volta si praticano con una matita appuntita 2 fori nella parte bassa e due nella parte alta per consentire un minimodi ricambio di aria. Dopo altri 3-4 giorni si ispeziona nuovamente e se si incominciano ad intravedere i germoglietti, si  toglie la busta di plastica e si lascia solo quella di carta. quest'ultima poi rimossa del tutto dopo altri 4-5 giorni. Quando l'innesto è del tutto attecchito ed in crescita , se la legatura era troppo stretta, andrà allascata , ad esempio tagliandola verticalmente con la punta del coltellino. Regolare poi la vegetazione della pianta madre che stà di fianco per far in modo che i due soggetti possano coesistere.
ATTENZIONE : in caso di pioggia battente dopo l'innesto,controllare che la protezione della doppia busta non si adagi troppo lla marza schiacciandola. Intervenire stirando con le mani l'involucro per posizionarlo nuovamente in modo corretto.
Spero di essere stato sufficientemente chiaro. Le auguro che l'operazione abbia successo e la saluto cordialmente.
Dott. Francesco Mattera , da Hortoflora by SeAC - Ischia

Hortoflora by SE.A.C.
Via G.B.Vico, n 96
Ischia (NA)
tel 081984777
Torna ai contenuti | Torna al menu