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ISCHIA

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L'agronomo risponde
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DOMANDA:
Buonasera dottore avevo un dubbio
Siccome devo preparare un erbario fitopatologico vivo in toscana ho un amico che vive in provincia di Lecce e mi portava l orobanche delle fave volevo sapere se si poteva portare oppure c era qualche rischio di provocare la sua proliferazione in toscana dove leggendo non é diffusa
Grazie



RISPOSTA:

Salve Gioele,

Se il reperto non è giunto a seme, ovvero è in pre-fioritura, e si blocca a quello stadio, non c'é nessun pericolo di disseminazione e quindi di infestazione dei terreni circostanti. Ma la storia che in Toscana non ci sia l'orobanche mi torna nuova. Tuttavia quello che ho detto sopra resta valido. Tanto più che se anche si diffondesse seme nell'ambiente, per attecchire dovrebbe trovare piante ospiti (fave e altre leguminose) ricettive.

Saluti,

Dr agr. Francesco Mattera

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DOMANDA:
Buonasera volevo sapere se il campione allegato rappresenta un sintomo del corineo delle drupacee Grazie



RISPOSTA:

Buon pomeriggio Gioele, dalle foto delle foglie sembra proprio di si. E' la classica impallinatura provocata dal fungo (Coryneum b. ) nei punti di inoculo sulla matrice fogliare. Ma la malattia si manifesta anche con altri sintomi sui rametti, che spesso si sommano e si confondono con altre fitopatie ad eziologia fungina , quali attacchi di citospora, monilia, ecc.  Dalle foto che mi hai mandato sembra un attacco abbastanza leggero che tuttavia può progredire e compromettere l'efficienza fotosintetica della pianta e soprattutto la sua salute complessiva. Conviene fare qualche trattamento per il quale puoi usare prodotti a base di Thiram, Dodina, Penconazolo, ecc., ai dosaggi indicati nelle etichette dei formulati commerciali. E' anche importante l'equilibrio nutrizionale delle piante (evitare eccessi di somministrazioni azotate ), e una corretta impostazione dei trattamenti preventivi al bruno (autunno-inverno) e potature rinettanti con le quali si asportano le parti della pianta malate sia di corineo che di altre malattie.

Spero di esserti stato di una qualche utilità

Un saluto dall'isola d' Ischia (Na) da cui ti scrivo.

Dott. agr. Francesco Mattera




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DOMANDA:
Buongiorno,le scrivo per alcune piante di carrubo presenti nel nostro spazio condominiale. le piante sono in nostro possesso dal 2010 e bel 2016 sono state potate "di minor taglio"dietro consiglio del giardiniere per una crescita più armoniosa. le piante appaiono in buona salute sebbene siano lasciate crescere spontaneamente(nel senso che in genere non le concimiamo ed integriamo l'innaffuatura solo in estate). volevo però avere maggiori informazioni sul tipo di potatura di cui necessita questo tipo di pianta che noi teniamo a scopo decorativo e per ombreggiamento. la cosa che ci preoccupa è la situazione di questi due alberi che le ho allegato in foto,le quali dimorano in un'aiuola di circa 2 mt di diametro che inizia a spaccarsi,in oltre una delle due piante sta crescendo inclinata(attualmente di circa il 70%) vorrei sapere se è possibile continuare a far crescere etrambi gli alberi li e se per farli restare in salute necessitano di qualche accorgimento particolare. Sottolineo che l'aiuola sotto è aperta e che pertanto gli alberi hanno libero accesso al terreno sottostante,infatti non sembrano aver problemi di nutrimento.
grazie
Valeria Santiangeli

RISPOSTA:
Buonasera Valeria,

Dalle foto si vede benissimo che i vostri carrubi godono ottima salute. Dalle stesse si evincono tuttavia anche due errori piuttosto grossolani compiuti in fase di impianto (messa a dimora) :  Due alberi in aiuole di modeste dimensioni. Ne bastava uno! , ed anche in quel caso la dimensione dell'aiuola sarebbe stata incongrua per la specie. Infatti i carrubi hanno una potenzialità di crescita molto elevata , per cui hanno bisogno di un'area  ( suolo libero disponibile) di pertinenza adeguata . Nel caso del carrubo l'area di pertinenza non dovrebbe scendere al disotto di un raggio (dal tronco dell'albero) di metri 2,50. Che nel vostro caso non c'è affatto. L'inclinazione dell'intero albero, nella situazione in oggetto, è dovuta particolarmente al reciproco respingimento dei due alberi, in competizione tra loro per la luce. L'albero più vigoroso e meglio esposto respinge il suo omologo. Con la crescita futura è molto probabile che il muretto che cinge l'aiuola possa venire dissestato dai due alberi. Quando ciò si verificasse, sarebbe opportuno rifare il muretto magari allargando l'area di pertinenza, e facendolo più robusto. Per quanto concerne la potatura, nella vostra situazione, conviene adesso conservare i due alberi per aiuola ( per motivi estetici), potandoli a chioma unica : Due apparati radicali, due tronchi, ma una sola chioma data dalla fusione delle due. Conservare la forma  a globo pieno, che è quella più congeniale alla specie. Potare tutti gli anni in maniera leggera , cercando di non far filare gli alberi in altezza. Evitare di fare tagli di rami di calibro superiore a 4 cm. Curare la rimonda dal secco interno, eliminare i rami sovranumerari e quelli che si incrociano tra loro, tenendo presente l'esigenza di conservare la forma  a globo. In estate si possono fare anche potature verdi, sempre leggere, per mantenere la sagoma della chioma. Anche usando un tagliasiepi .  Con i carrubi ( che crescono bene anche sulle colate laviche dell'Etna) non occorre dare troppa acqua. anzi consiglierei di non darne proprio. E pianta frugale, quindi se gli si da troppo, diventa sfaticata, ovvero si mantiene in superficie con le radici e cresce troppo. Anche i concimi servono poco, specialmente l'azoto,in quanto essendo una leguminosa se lo procura da se stessa fissando quello  atmosferico.

Penso che basti.   

La pregherei di specificarmi con una nuova mail, il paese da cui mi scrive. E, se le aggrada, di dirmi se è mai stata ad Ischia (da cui le scrivo) , e/o se le andrebbe di venirci in vacanza.

Saluti cordiali,

Dott. Francesco Mattera



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D: Buongiorno Dr. Mattera, le invio la foto di una pera, naturalmente ancora piccola, per capire cosa ha provocato quell'erosione. Ne ho visto qualche altra. Saluti cordiali Giacomo Rivano (Carloforte)


         



Risposta:

Buongiorno Giacomo,
Non è un attacco di insetti masticatori, questo è sicuro. E' invece con molta probabilità l'esito di un'infezione fungina che va sotto il nome di ticchiolatura da Venturia pyrina. La messa a nudo dell'ovario è causato dalla contrazione dei tessuti infetti, con contemporaneo accrescimento degli ovuli che fanno pressione dal basso , con conseguente lacerazione. Sarà conveniente fare qualche trattamento con anticchiolanti del gruppo degli IBSE (inibitori della biosintesi dell'ergosterolo) con associazione di un insetticida per il contemporaneo controllo della cydia pomonella (Carpocapsa o tignola delle pomacee).
Potresti usare:  Arius system plus (15 ml per 10 litri acqua), con aggiunta di RELDAN 22 LO (a 25 ml per 10 litri acqua). Faresti un primo trattamento, seguito da un secondo dopo 10 gg. Il trattamento è anche efficace nei confronti dell'oidio o malbianco ed altri insetti, tipo i microlepidotteri minatori.
Buon lavoro.
Dr Franco Mattera   






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D) Buongiorno,abito in Friuli e possiedo un orto di circa 300 mq.il terreno e buono privo di sassi ,di colore marrone scuro ,ph neutro ma un po' compatto e tiene molto l'umidita ,vorrei cortesemente sapere se per migliorare l'areazione e opportuno aggiungere del lapillo vulcanico rosso o giallo , o in alternativa della sabbia fine di fiume.ringraziandovi per il tempo concesso porgo distinti saluti

R) Buongiorno sig. Luigino,

Il terreno del suo orto dalle caratteristiche che mi ha  sommariamente riportato, deve contenere una buona percentuale di argilla o di limo, o di entrambi. Quindi un terreno di buona fertilità intrinseca, ma fisicamente un tantino difficile da lavorare, specialmente quando è alla capacità idrica di campo o, peggio, quando è a livello di capacità idrica massima. I problemi si verificano anche quando il terreno diventa troppo secco per prolungata siccità. Quindi occorre lavorarlo quando è in tempera, ovvero al giusto grado di umidità, e con una struttura  integra. Per migliorarlo vanno bene entrambi i materiali da lei indicati: lapillo rosso (ma anche quello bianco delle Eolie), ma  a granulometria non troppo grossolana. Benissimo anche la sabbia di fiume, che io preferirei per l'alto livello di capacità smagrante. A questi materiali aggiungerei anche la sostanza organica, il letame maturo in particolare, ma anche il compost, o altre materie organiche ben umificate. Infatti la sostanza organica migliora sia i terreni troppo leggeri, che, all'opposto, quelli troppo pesanti come il suo. Faccia apporti  graduali dei materiali indicati in occasione delle lavorazioni stagionali, cercando di approfondire il rimescolamento (il più omogeneo possibile) nello strato arabile che lei pratica per le sue colture. Il miglioramento sensibile delle condizioni fisico-meccaniche del suolo le sarà segnalato da una più agevole lavorabilità del suolo e dalla risposta vegetativa e produttiva delle sue coltivazioni.
La saluto con ogni cordialità, sperando di esserle stato di una qualche utilità.

Francesco Mattera - agronomo- dall'isola d'Ischia (Napoli)




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D) Ogg: Consiglio su muffa

Gentilissimo Dott. Francesco Mattera,



volevo un consiglio sulla malattia della mia pianta, ha una strana muffa.

Volevo sapere come l'ha presa e come poterla curare.



Le allego le foto. Grazie infinite.

Monya Meneghini



R) Buonasera Monya,

la tua Phalenopsis  è infestata da cocciniglie. In particolare si tratta di un Planococcus,  tipo  cotonello che attacca gli agrumi (Planococcus citri ). Se è una pianta di recente introduzione in casa , è probabile che l'infestazione fosse già in essere sulla stessa e contratta nel vivaio del produttore. Tieni conto che la coltivazione delle orchidee avviene sempre in ambiente protetto(serre) dove i fattori ambientali sono esasperati ( temperature e tasso di umidità ambientale molto elevati ) che favoriscono la crescita delle piante, ma anche la proliferazione di insetti (come nel tuo caso) e agenti patogeni. Diversamente, se la pianta staziona in casa tua già da qualche anno, è probabile che le cocciniglie siano giunte per altra via, come ad esempio da altre piante, o anche dall'esterno, tramite le formiche ( formica argentina = Hiridomyrmex umilis,  coabitatori delle abitazioni) che normalmente vivono in simbiosi trofica con le cocciniglie.
Come risolvere ? Fai in questo modo , usa dei batuffoli di cotone imbevuti  blandamente con olio di oliva , ed asporta delicatamente gli insetti e la loro secrezione cerosa. Fallo nella maniera più accurata possibile. Pulisci ben bene anche la superficie esterna del vaso perché potrebbero esserci uova o neanidi piccolissime dell'insetto. Dopo qualche giorno osserva bene ,e  se necessario intervieni ancora sul forme recidivanti. Per non usare prodotti chimici, in aggiunta potresti fare una soluzione leggera di acqua e detersivo liquido per piatti : mezzo litro di acqua tiepida + mezzo cucchiaino  di detersivo. Usa una spruzzetta con la quale irrori la pianta già ripulita come sopra. Fai attenzione a non far cadere la soluzione nel vaso: ricoprilo in superficie con un panno asciutto. Aspetta qualche ora e poi spruzza di nuovo questa volta con sola acqua. Dovrebbe funzionare bene! se hai altre piante ancora non infestate, confina la pianta ammalata temporaneamente lontana da quelle, per evitare il passaggio delle cocciniglie anche su di loro.
Spero di averti fatto cosa gradita. Per cortesia mi puoi dire da dove scrivi? E se sei mai stata ad Ischia? In caso negativo, ti consiglio di venirci , magari in vacanza.
Saluti.
Dr Francesco Mattera

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D) Buongiorno. Ho una siepe fatta da 40 thuja smaragd da 11 anni. Da circa un anno alcuni rami hanno iniziato a sbiadire e poi seccare. FOTO Ho fatto per 3 mesi trattamento con fungicida aliette e su altre indicazioni insetticida per afidi ecc. Nessun risultato. 4 piante sono ormai da sostituire. Chiedo cortesemente un parere. Grazie
Davide Albergoni


R)
Buongiorno Davide,
Dalla visione delle foto posso azzardare che le tue thuie siano affette da marciume radicale fibroso dal basidiomicete "Armillariella mellea", o da altro fungo che responsabile della stessa sindrome, la Rosellinia necatrix. Per accertartene fai questa operazione: Vai al piede di una delle piante avvizzite, e scosta un poco di terreno dal colletto, per una profondità di circa 8-10 cm. , mettendo  a nudo la zona corticale. Con un coltello affilato, pialla la corteccia dall'alto verso il basso , o viceversa. Apprezza la consistenza dei tessuti, e se turgidi o meno. Se noti che la corteccia si stacca facilmente ed al suo interno è  necrotica e con un feltro bianco che all'olfatto richiama l'odore dei funghi, allora la diagnosi che ti ho prospettata  E' CONFERMATA.  Se fosse veramente così, vanno individuate le cause che hanno scatenato la sindrome. I funghi patogeni che ti ho citato sono ubiquitari e vivono da saprofiti facoltativi nel terreno. divengono patogeni in detreminate condizioni, tra cui comunemente : L'eccessiva compattezza del terreno e relativa asfissia radicale. Il ristagno prolungato di acqua nel periodo autunno-invernale. Lo stesso eventuale uso improprio di un impianto di irrigazione. La produzione di ferite all'apparato radicale, ecc.  Sono tutti fattori predisponenti l'insorgenza della malattia. Per quanto riguarda il suo decorso, questo può essere a macchia d'olio. Nel senso di propagarsi man mano  a tutta la siepe. L'uso di ALIETTE ( etilfosfito di alluminio) è valido nel caso di attacco di ficomiceti , nel caso specifico Phitoftora cactorum, pure agente di una sindrome decaditiva delle Thuie. Ma se il suo uso non ha dato esito, è molto probabile che non si tratta di ficomiceti, quanto dei funghi che ti ho citato. Per avere un qualche risultato, innanzi tutto bisogna rimuovere i fattori predisponenti, quindi evitare il ristagno di acqua, rimuovere eventuali impianti di irrigazione o usarli con parsimonia, arieggiare la zona radicale, facendo ad esempio dei fori paralleli alle due facce della siepe, con un paletto di ferro acuminato ( profondità variabile da 30 a 50 cm.). Sarà utile anche estirpare le piante infette cercando di intercettare quante più radici possibile. Lasciare poi le buche aperte all'azione atmosferica. Portare via il terreno di scavo. Per uso di agrofarmaci consiglio un prodotto a base di TIOFANATE METILE (Enovit metil ) dato sia alle piante per irrorazione ( dosi in etichetta) che al terreno (bagno radicale , alla dose di 2 ml (per il formulato liquido) per litro di acqua, con non meno di 6-8 litri a pianta. Tale trattamento può essere combinato anche a quello con ALIETTE per eventuale partecipazioen di entrami i funghi al decadimento. Se si vuole tenatre la via biologica si potrà usare un preparato a base di TRICODERMA VIRIDE o T. HARZIANUM , un fungo antagonista di Armillariella mellea ed altri funghi fitopatogeni. Il prodotto va dato esclusivamente per bagno radicale. Per maggiori informazioni potrà contattare  INTRACHEM ITALIA ,nella sezione BIO INTRACHEM , in modo da avere maggiori informazioni sul prodotto biologico del loro catalogo, e sulle modalità d'uso. Spero di avre dato un contributo per lòa soluzione del tuo problema.
Saluti dall'isola d'Ischia  (Na).
Dott. agr. Francesco Mattera     



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Buonasera Giacomo, andiamo per ordine : 1) Le mele sono state attaccate da larve di cydia pomonella, meglio conosciuta anche come carpocapsa pomonella. Si tratta di un lepidottero che depone le uova sulle mele quando queste sono discretamente sviluppate ma acerbe. Poi nascono le larvette che pian piano scavano nell'epidermide del frutto e si inoltrano nella polpa. Scavano gallerie e rovinano i frutti che di solito cadono precocemente al suolo. Oppure rimangono sull'albero e poi  simulano una maturazione anticipata, ma alla raccolta si rivelano immangiabili. Come difendersi: Nel periodo da frutto noce in avanti, irrorare la pianta con insetticidi, associando anche un antiticchiolante polivalente (anche efficace verso oidio o malbianco ). Ad esempio : RELDAN 22  a 3 ml /litro acqua + Thiocur forte a  2 ml/litro acqua. Oppure : DECIS EVO a  1 ml/litro acqua + FLINT a 1 ml /litro. O altri abbinamenti che può consigliarti il tuo rivenditore di fiducia facendogli leggere questa mail. Fai nel periodo sensibile, ovvero fino a completo sviluppo dei frutti, almeno 3 trattamenti a cadenza di 12 -14 giorni. Dovrebbero bastare.
2) Il limone è stato interessato dallo spacco fisiologico dell'epicarpo (buccia). Si tratta di una fisiopatia ( non malattia!) indotta da stress idrico : periodi con poca acqua e calore forte, seguiti da periodi con abbondanza acqua. La buccia si sclerotizza (diventa dura)  e quando la polpa tende a svilupparsi , non riesce ad assecondare la suas crescita perché poco elastica. E si produce la spaccatura. Per evitare il problema bisogna dare acqua con regolarità e senza eccessi, ma anche evitare la carenza alternata di acqua. Migliora la situazione dando regolarmente anche un concime contenente azoto in forma prontamente assimilabile. Ad esempio una volta ogni 12-15 giorni un idrosolubile tipo 20-20-20 + micro, dato alla dose di 3-4 grammi per litro di acqua, direttamente nel vaso di coltura. Tenere anche la zolla bella tonica e con terreno di tanto in tanto rimosso in superficie. Tieni il vaso in estate in posizione un poco riparata dal sole diretto. Fai attenzione che ho visto nella lesione del frutto , la presenza di cocciniglia bianca (Planococcus citri) . Se l'infestazione è in atto, tratta con olio bianco estivo ( 15 ml ) + RELDAN 22 ( 3 ml), per litro di acqua. Bagna abbondanmtem,ente il fogliame, i rami , la terra in superficie ed anche l'estreno del vaso, compresa la parte che tocca terra. Buon lavoro.
Dr Francoi Mattera- Ischia
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D: Alessia Virdi
Buongiorno, tre giorni fa, accidentalmente si è spezzata la parte superiore della mia BEAUCARNEA RECURVATA, quella da dove partono le foglie. Volevo sapere se si può rimediare e se la pianta germoglierà nuovamente. Devo trattare la ferita in qualche modo particolare? La pianta vive in terrazzo, viene innaffiata 1 volta ogni venti giorni e una volta ogni mese e qualche giorno d'inverno. La ringrazio infinitamente Alessia

R:
Buonasera Alessia, dunque la tua Beaucarnea, detta anche Nolina o mangiafumo, spezzatasi presumo per il vento o per una caduta accidentale, dovrebbe ricacciare al disotto del punto di rottura, nel giro di qualche mese dall'evento, e questo periodo è propizio. La parte che si è staccata, se provvista di un pezzetto di caule, potresti piantarla  a modo di talea, e se sei fortunata, darti una nuova pianta. se fai questo tentativo, sarà bene ridurre la lunghezza delle foglie accorciandole a circa la metà. così riducendo la traspirazione. Usa un terriccio molto permeabile all'acqua per non provocare marciume. e dagli acqua all'occorrenza per tenere il terriccio umido. Per la pianta madre, quella monca , la profilatura del punto di stacco con un attrezzo affilato e la successiva chiusura del taglio con mastice cicatrizzante, è cosa buona da fare. Vedi che all'atto del ricaccio possono uscire diversi germogli. Se sono più di due, diradali togliendo quelli più piccoli e mal posizionati, in modo da avere una pianta più bella. buona fortuna.
Dr Francesco Mattera -isola d'Ischia (Na).

PS : mi piacerebbe sapere da dove scrivete e se siete mai stati da Ischia. Grazie !

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D: da Andrea Tardivo
Buongiorno, vi scrivo in quanto ho un problema con il mio piccolo limone. E’ un piccolo limone di due anni, germogliato direttamente da un seme che ho piantato io direttamente in terra. Come può osservare dalle foto che allego, credo sia in buona salute a meno dei germogli: ci sono le nuove foglioline/gemme che non riescono a svilupparsi e o cadono o si “bruciano” diventando marroni. A cosa può essere dovuto? Terreno non abbastanza ricco? Troppa acqua o troppo sole? Lo tengo sul balcone che è esposto a Ovest e da dopo pranzo prende sole diretto o calore fino al tramonto. Grazie mille per il supporto! Buona giornata, Andrea

R:
Salve Andrea, nelle foto non si notano né segni né sintomi di malattie fungine e/o batteriche. Si vedono benissimo invece erosioni di insetti sulle lamine fogliari. Probabilmente prodotte da oziorrinco, un coleotterino scuro con abitudini crepuscolari che esce allo scoperto per mangiare foglie di tante piante, compresi gli agrumi. Penso che la caduta delle foglie sia un adattamento temporaneo alle mutate condizioni microclimatiche del sito di collocazione. le foglie sono ben verdi e non denunciano carenze di sorta. Per quanto riguarda l'acqua, sarà bene non avere sottovaso, oppure tenerlo con interposizione di spessori di almeno 2 cm. , tipo pezzetti di marmo o di laterizio, che evitano che il terreno diventi fradicio di acqua. questa la dai regolarmente, ma non tutti i giorni. Riduci i tempi quando fa più caldo, allunghi quando è più fresco. Una prova decisiva e semplice è quella dia accostare le nocche delle dita al terreno : se si percepisce una sensazione di umido, allora soprassiedi, se di secco e caldo, allora dai un piccolo volume di acqua, facendo attenzione a  darla a giro intorno al colletto. Per prevenire attacchi di malsecco e altre malattie, dai di tanto in tanto una spruzzatina di ossicloruro di rame. in caso di attacco di afidi o cocciniglie, idonei insetticidi che troverai dal tuo fornitore di fiducia. Per la concimazione consiglio gli idrosolubili bilanciati , tipo un 20-20-20 + micro, dati a cicli di tre turni a cadenza settimanale ( 4 grammi per litro di acqua), con una pausa di tre settimana tra un ciclo e quello successivo. interruzione a fine settembre e ripresa a fine inverno. Una ultima cosa: il tuo è un semenzale, e come tale porta caratteri ancestrali, come una eccessiva spinosità. Anche la messa a frutto, che ti auguro avvenga, sarà un pochino ritardata. Vale la pena comunque provare. Puoi dirmi da dove chiami e se sei mai stato ad Ischia da cui ti scrivo?
saluti cordiakli.
Dr F. Mattera

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D: Marco Marcantoni
Problema appassimento rapido pomodoro, melanzana e peperone ho tante altre foto se possono essere utili

R:
Le foto ora dicono molto di più: non noto sintomi di peronospora, nè quelli tipici della virosi denominata Bronzatura del pomodoro, trasmessa per lo più da punture del tripide FRANKINIELLA occidentalis. Non ci sono nemmeno evidenze di CMV, altra virosi detta Virus del Mosaico del Cetriolo. Significativa invece la possibilità che possa trattarsi o di una fusariosi vascolare(fusarium oxisporum f.s. lycopersici) o, di avvizzimento batterico da pseudomonas solanacarum, una batteriosi parenchimatica molto dannosa al pomodoro, trasmissibile per seme,  come da tua ricerca su internet. La prova decisiva, tra gli altri sintomi, è una traccia scura a forma di ferro di cavallo, che si può evidenziare con una sezione del fusto della pianta sofferente. Le concimazioni azotate spinte possono indurre una suscettibilità maggiore alla malattia. Se usi semi fatti da te stesso, la cosa migliore è far fermentare per almeno dieci giorni la poltiglia di polpa e semi, prima di separare i semi e farli asciugare all'aria. oppure immergere i semi in una soluzione acquosa di acido cloridrico al 5%  ( 5 ml in 100 ml di acqua ) per non più di due ore, seguita da lavaggio in acqua corrente e successiva asciugatura all'aria. Spero ti sia stato di qualche utilità.
Saluti cordiali
dr F. Mattera - Ischia


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D:
Buongiorno, vorrei sapere cosa succede alla pianta di ulivo se si da il boro in fase di fioritura.
grazie
Marco

R:
Salve, succede che se la pianta soffre di carenza di boro, questa si risolve e con essa i relativi problemi fisiologici. Gli olivi in boro carenza allegano poco e male. Quindi poche olive e fenomeno della microcarpia, ovvero drupe nane, tipo pallini da cartuccia. altri fenomeni correlati sono le contorsioni fogliari, l'accecamento delle gemme apicali, ecc. Per i casi conclamati di boro carenza si interviene con prodotti fogliari a base di boro nelle fasi di pre-fioritura ( bocci presenti, ma chiusi), piena fioritura, e poi in ultimo al termine della fioritura. Se le piante anche con questi trattamenti non producono, anche in presenza di abbondanza di fiori, vuol dire che trattasi di varietà autosterile che ha bisogno di un adatto impollinatore ( altra varietà di olivo che impollina l'autosterile dando luogo all'impollinazione incrociata.
Nel salutarti, Marco, ti chiederei di indicarmi il paese da cui scrivi e se hai mai visitato la nostra isola, Ischia, da cui ti rispondo.
Dott. Francesco Mattera

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D:
ciao Franco mi puoi dire che tipo di malattia ha questo nespolo?
Grazie e a presto
Antonio


R:
Buonasera Antonio, il tuo nespolo è affetto da ticchiolatura, una malattia fungina che può attaccare la pianta già dalla fse di pre-fioritura, poi continuare all'allegagione dei frutticini , fino al completo accrescimento degli stessi. I frutti attaccati divengono neri e duri. Non completano lo sviluppo e sono immangiabili. La malattia si previene con trattamenti da iniziare alla comparsa delle pannocchie fiorali (primo trattamento), continuando alla caduta dei petali e poi successivamente ogni 15 giorni circa fino al completo accrescimento. Validi sino i trattamenti con DODINA ( Sylllit e simili ) alla dose di  30 ml. per ogni 10 litri d 'acqua. Questo trattamento può essere alternato a trattamenti con Poltiglia Bordolese commerciale alla dose di 150 grammi per ogni 10 litri d'acqua. sulle piante con frutti infetti occorrerà eseguire un'accorta eliminazione dei frutti ammalati che vanno raccolti e allontanati dalla pianta, magari messi al fuoco , ciò per ridurre il potenziale di inoculo del fungo parassita ( Venturia spp.).
Saluti.
Franco Mattera

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